Diretto da Pierluigi Montalbano

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domenica 20 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. Porti e approdi del Sulcis. Riflessioni di Piero Bartoloni

Archeologia della Sardegna. Porti e approdi del Sulcis
Riflessioni di Piero Bartoloni




Il Sulcis-Iglesiente è la regione della Sardegna in cui troviamo la maggior concentrazione degli insediamenti fenici. La ragione è la ricchezza mineraria della zona, soprattutto per quanto riguarda l’argento, metallo di riferimento per i popoli del vicino oriente: 7.2 grammi di argento erano l’unità di misura della moneta orientale. I sardi, proprietari delle miniere d’argento scambiavano questo metallo con il rame perché le miniere di questo elemento sono solo 8 e non erano sufficienti al fabbisogno dell’isola. Solo Funtana Raminosa forniva una buona quantità di rame, le altre miniere erano povere. Oggi è l’oro il metallo di riferimento, ma anticamente avevamo l’argento nel Vicino Oriente e il rame in Sardegna. I fenici avevano bisogno di porti, luoghi dove sostare con le navi che offrivano anche la possibilità di penetrare verso l’interno. Qualunque porto, per quanto grande e attrezzato possa essere, se ha le montagne alle spalle perde quasi completamente il suo valore strategico. Da Guspini, a nord, fino all’attuale Carbonia, si trovano miniere di piombo argentifero e di galena argentifera. I greci affermavano che la Sardegna era l’isola dalle vene d’argento, e sono state censite 399 miniere di

giovedì 17 agosto 2017

Archeologia. Nuragici e fenici: un’interessante questione di globalizzazione di merci, uomini e idee. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. Nuragici e fenici: un’interessante questione di globalizzazione di merci, uomini e idee.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Fin dall’alba dei tempi, ogni popolo vive, più o meno pacificamente, in un continuo intreccio con altre genti. La Sardegna antica, quella di epoca nuragica, è lo specchio di queste continue modifiche culturali e identitarie poiché la frequentazione dell’isola da parte di mercanti alla ricerca di metalli condiziona il modo di vivere dei sardi fino al punto di trasferire le nuove conoscenze sia nell’ambito dell’organizzazione urbanistica sia per le questioni religiose e funerarie. Il piano urbanistico mostra la volontà di attrezzare luoghi costieri e villaggi dell’interno con tutto ciò che serve per immagazzinare risorse, trasportarle rapidamente e scambiarle in sicurezza. L’analisi dell’articolato mondo nuragico non può, dunque, prescindere dall’apporto di tutto quel complesso di novità introdotte dai

mercoledì 16 agosto 2017

Archeologia. Solchi paralleli nella roccia. Segni del passaggio di carri agricoli o di slitte? Riflessioni di Franco Sarbia

Archeologia. Solchi paralleli nella roccia. Segni del passaggio di carri agricoli o di slitte?
Riflessioni di Franco Sarbia





















Non è chiara la datazione dei solchi paralleli nella roccia dei diversi siti trovati in rete: in Spagna, Malta, Sardegna e Turchia, e la loro configurazione non pare quella di canalette per l'acqua. Non s'è mai visto un acquedotto con due condotte parallele di piccola portata anziché una sola di grande portata. Per il rapporto quadratico tra superficie e volume un canale appena più ampio può raddoppiare la portata senza dover spendere il doppio di tempo e fatica a realizzare due condotte parallele incise nella

lunedì 14 agosto 2017

Archeologia. Cosa è l'archeologia? Qual è il compito dell'archeologo? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Cosa è l'archeologia? Qual è il compito dell'archeologo?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’archeologia è una disciplina scientifica che si occupa di ricostruire le società e il modo di vivere degli uomini nelle ere passate. Ci sono vari percorsi che uno studioso può intraprendere nel suo lavoro, e il sistema più sicuro per ridurre il margine di errore è di cercare informazioni da fonti diverse per poi incrociarle, elaborarle, approfondirle e, infine, proporre un’interpretazione dei dati. Dopo l’invenzione della scrittura, i popoli antichi ci hanno lasciato tanti documenti, tuttavia non è facile leggere i testi dell’antichità. Riuscire a leggerli significa ascoltare le parole che vengono dal passato. Tutti gli antichi documenti sono fonti letterarie, ma un posto di rilievo spetta all’interpretazione delle immagini che gli uomini primitivi ci hanno lasciato. Ad esempio, abbiamo le fonti iconografiche: pitture in grotte, statuine della Dea Madre, vasi decorati, rilievi incisi o scolpiti e tanto altro. Per ricostruire una società antica queste fonti sono molto importanti, e ogni archeologo ne tiene conto, ma non sempre sono disponibili testi scritti e immagini da analizzare. La disciplina archeologica è nata proprio per questo, e gli studiosi sono specializzati nel cercare le tracce lasciate dagli uomini antichi nella loro vita quotidiana: i resti dei pasti, gli utensili e le stoviglie buttate via, i ruderi di un edificio crollato, i corredi funerari, i relitti affondati. L’archeologo è quindi specializzato nell’interpretare le

venerdì 11 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. Bitti – Romanzesu, la magia di un suggestivo santuario nuragico costruito 3500 anni fa alla sorgente del Tirso. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bitti – Romanzesu, la magia di un suggestivo santuario nuragico costruito 3500 anni fa alla sorgente del Tirso.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Passeggiare in questo scrigno naturale di sughere regala l’emozione di ammirare suggestivi affioramenti granitici che custodiscono una delle più preziose e affascinanti eredità della Civiltà Nuragica. La frequentazione del villaggio inizia nel 1500 a.C. e prosegue ininterrottamente fino al 650 a.C. circa. L’abitato mostra una serie di edifici in granito locale legati al sacro, immersi in una vegetazione che mostra altre strutture d’uso non cultuale. L’edificio che più colpisce l’immaginario dell’osservatore è uno straordinario recinto gradonato che raccoglie le acque convogliate da un

martedì 8 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. Le spade Sant'Iroxi, l'alba della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le spade Sant'Iroxi, l'alba della Civiltà Nuragica.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Nel XVII a.C. l’utilizzo della lega denominata rame arsenicato era ben conosciuta dai sardi che, allo stesso tempo, edificavano i grandi edifici senza torri che conosciamo con il nome di nuraghi a corridoio. Sono strutture primordiali che non presentano ancora le slanciate tholos ogivali ma possiedono già il concetto di camere cupolate con ingressi derivati dalla concezione di architrave poggiata su pietre posate a formare stipiti paralleli. La forma tronco ogivale arriverà il secolo successivo, intorno al 1500 a.C. La lega arsenicata, più dura del rame, era utilizzata quando si volevano ottenere armi efficaci nel combattimento, con una superiore soglia di resistenza a carichi di

lunedì 7 agosto 2017

Archeologia della Sardegna: L'arca di Noè, una nave votiva in bronzo che racconta il mondo dei nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna: L'arca di Noè, una nave votiva in bronzo che racconta il mondo dei nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




I rapporti tra nuragici ed etruschi sono intensi fin dal IX secolo a.C. Ecco allora che diventa intrigante riscoprire alcuni interessanti materiali provenienti da tombe etrusche di Populonia e Vetulonia, i centri maggiormente in contatto con i naviganti Sardi. Perché mai troviamo in Etruria navicelle nuragiche e bronzetti provenienti dalla Sardegna? E perché così numerosi? Per meglio capire l’intensità dei contatti tra Sardegna e Toscana, tracciamo un quadro della situazione nel Primo Ferro, un periodo in cui la disponibilità di metalli sulle coste toscane e sull’Isola d’Elba spinge i sardi a stringere strette relazioni con le aristocrazie etrusche. Il processo che porta alla formazione di grandi agglomerati di popolamento a Populonia, direttamente sul mare, e a Vetulonia, sulla collina che domina la laguna costiera del Prile, è legato alle straordinarie ricchezze minerarie controllate dalle

venerdì 4 agosto 2017

Archeologia. Shardana e Sardegna, un problema ancora irrisolto. Riflessioni di Gabriella Scandone Matthiae

Archeologia. Shardana e Sardegna, un problema ancora irrisolto
Riflessioni di Gabriella Scandone Matthiae















Il canonico Giovanni Spano, dotto e illustre studioso di antichità sarde ed autore di numerose pubblicazioni sull' argomento, che ancora oggi presentano notevole interesse, scriveva sul Bollettino Archeologico Sardo del 1861 riguardo alla necropoli della città di Tharros: "Nessuna tomba o sepoltura si è scoperta, per piccola che sia, dalla quale non sia venuto fuori qualche amuleto o figurina di divinità che allude ai misteri d'Iside o alla religione egiziana ... è forza conchiudere che qualche colonia egizia vi si fosse stabilita fin da remotissimi tempi". Le sue parole fanno comprendere quanto fortemente la presenza egiziana in terra sarda risaltasse agli occhi dei primi scavatori che abbiano rivolto la propria attenzione alle antichità isolane con fini strettamente scientifici, e non per avidità di tesori o per farne commercio: e ci sembrano la migliore introduzione a un' opera che intende narrare la storia dei rapporti tra la grande isola mediterranea ed il paese del

mercoledì 2 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. L’Età del Ferro, l’epoca dei mercati Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. L’Età del Ferro, l’epoca dei mercati
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Parlare dei rapporti fra i mercanti navali e le comunità costiere del Mediterraneo Occidentale comporta un’esposizione di cronologie, di spazi geografici e di modelli d’insediamento. L’epoca in questione inizia all’alba del Primo Millennio a.C. e si conclude intorno al 600 a.C. Le aree interessate comprendono Malta, la Sicilia nord-occidentale, la Sardegna, il Nord-Africa e la Penisola iberica. In passato gli studiosi attribuivano all’età fenicia una valenza commerciale, tuttavia occorre sottolineare i cambiamenti climatici che colpirono il Mediterraneo durante la prima età del Ferro causando una forte riduzione delle terre coltivabili e una conseguente crisi alimentare. Inoltre, una serie di popolazioni che fino a quel momento vivevano stabilmente nelle zone interne, attratte dai movimenti economici che si svolgevano negli approdi, furono spinte a insediarsi, non sempre pacificamente, nei

lunedì 31 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. La cultura iberica di “El Argar” e le relazioni con la Civiltà Nuragica nell'età del Bronzo Medio. Riflessioni di Claudia Pau

Archeologia della Sardegna. La cultura iberica di “El Argar” e le relazioni con la Civiltà Nuragica nell'età del Bronzo Medio.
Riflessioni di Claudia Pau



La cultura argarica: origine, sviluppo, cronologia
L’area spaziale della cultura di El Argar interessa gran parte della provincia di Granada, Jaén e Alicante e le province di Almeria e Murcia; nella stessa epoca, in altre regioni peninsulari, si svilupparono importanti culture influenzate da quella argarica: il Bronzo Valenziano (Levante), il Bronzo del Sud Est (Sud del Portogallo e Huelva), il Bronzo della Campiñas y della Bassa Andalusia (Valle del Guadalquivir), il Bronzo della Mancha (Provincia di Ciudad Real e Albacete), (Contreras et alii, 1997). Sono state formulate diverse ipotesi sull’origine e lo sviluppo di questa cultura; attualmente si considera la Cultura Argarica come una tappa nell’evoluzione delle popolazioni autoctone del Sud Est, (Contreras et alii, 1997). Seguendo la proposta di F. Molina e J. A. Camara, si ritiene che la cultura argarica abbia avuto origine nel Bronzo Antico: (2200-1900 A.C.) nella zona di Lorca e nella Depresión de Vera; si sia espansa verso l’altopiano granadino, l’Alto Guadalquivire, e la zona costiera orientale durante il Bronzo Pieno (1900-1650 A.C.); per concludersi nel