Diretto da Pierluigi Montalbano

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mercoledì 28 giugno 2017

Archeologia. Le navi in bronzo della Sardegna Nuragica: incantevoli oggetti votivi che testimoniano la conoscenza delle tecniche marinaresche e suggeriscono la volontà di rappresentare la capacità dei sardi di allestire flotte e navigare per il Mare Mediterraneo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le navi in bronzo della Sardegna Nuragica: incantevoli oggetti votivi che testimoniano la conoscenza delle tecniche marinaresche e suggeriscono la volontà di rappresentare la capacità dei sardi di allestire flotte e navigare per il Mare Mediterraneo.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Gli scavi archeologici in santuari e templi di epoca nuragica hanno portato alla luce oltre 150 piccole imbarcazioni in bronzo di forma e dimensioni varie, tutte dotate di una testa animale a prua. Sono testimoni di come le genti nuragiche avessero coscienza del mare e delle tecniche di navigazione. Questi incantevoli oggetti votivi, di eccezionale pregio artistico e tecnologico, furono realizzate nell’isola dall’inizio dell’età del Ferro, intorno al 900 a.C., fino al VI secolo a.C., quando la Sardegna fu interessata dai vani tentativi cartaginesi di sottomettere le genti sarde. Riproducono i modelli delle navi che percorrevano le rotte interne fluviali, le navigazioni sotto costa e le problematiche traversate d’alto mare. La tipologia costruttiva degli scafi è quella delle navi di legno cucito, con la realizzazione della struttura esterna cui si aggiungevano poi le strutture interne e gli accessori attraverso la giunzione con perni e la legatura delle travi con fibre vegetali. Questo assemblaggio garantiva una certa facilità di lavorazione e la possibilità di

lunedì 26 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. I Bronzetti nuragici, una serie di personaggi, navi, animali e oggetti che costituiscono una rappresentazione fedele del modo di vivere e della religiosità del popolo sardo vissuto 3000 anni fa. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Bronzetti nuragici, una serie di personaggi, navi, animali  e oggetti  che costituiscono una rappresentazione fedele del modo di vivere e della religiosità del popolo sardo vissuto 3000 anni fa.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le tecniche di lavorazione dei metalli sono conosciute in Sardegna fin dal III Millennio a.C. e si sviluppano intensamente soprattutto nell’età del Bronzo e del Ferro, grazie alla conoscenze dei maestri e degli artigiani che lavoravano nelle botteghe nuragiche. Rame e galena argentifera erano i più preziosi e diffusi, e la filiera comprendeva l’individuazione dei giacimenti, l’estrazione e la frantumazione delle rocce contenenti i metalli, la combustione per ottenere una fusione che li trasformasse in lingotti e la commercializzazione. Nel Bronzo Medio, circa 3500 anni fa, in Sardegna si riesce a ottenere la fusione della lega di bronzo, un mix di 9 parti di rame e una di stagno, quest’ultimo raro nel Mediterraneo. La produzione di manufatti comprende armi, gioielli, utensili e lingotti utilizzati come moneta dell’epoca per la loro caratteristica di essere facilmente trasportabili e convertibili in qualsiasi oggetto d’uso. Nella prima età del Ferro, dal IX a.C., i nuragici iniziano a produrre eleganti sculture di bronzo a tutto tondo, rappresentando personaggi, animali, barche e oggetti miniaturizzati, conosciuti con il nome di bronzetti. Sono ottenuti con la

sabato 24 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Le rotonde nuragiche: edifici sacri costruiti 3000 anni fa nei quali governo e religiosità si incontrano Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le rotonde nuragiche: edifici sacri costruiti 3000 anni fa nei quali governo e religiosità si incontrano
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


In assenza di testi letterari antichi che facciano luce sulla Civiltà Nuragica, ciò che si conosce oggi su quelle genti sarde di 3000 anni fa si deve agli studi effettuati sui monumenti (nuraghi, villaggi, santuari, tombe) e sui ritrovamenti dei manufatti venuti alla luce durante gli scavi. Molti oggetti realizzati con materiali organici come legno, sughero, paglia, lana e cuoio sono andati perduti per via della loro deperibilità, e una quantità indeterminabile di oggetti realizzati in metallo e vetro non sono arrivati fino a noi perché sono stati riutilizzati dopo un semplice processo di fusione.
Fra gli edifici, i più semplici sono le capanne, il cui utilizzo sprofonda nel Neolitico. La tipica capanna nuragica ha pianta circolare o ellittica e struttura portante in pietra costituita da una muratura di base di circa due metri sormontata da una copertura in materiali deperibili (legno, canne, paglia), o in pietra. La forma originaria era simile a strutture ancora oggi esistenti nella

giovedì 22 giugno 2017

Archeologia. Economia e traffici commerciali nella Sardegna del Bronzo e del Ferro: lavorazione dei metalli, navigazione e viticoltura furono le armi vincenti della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Economia e traffici commerciali nella Sardegna del Bronzo e del Ferro: lavorazione dei metalli, navigazione e viticoltura furono le armi vincenti della Civiltà Nuragica.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Durante l’età nuragica, intorno ai villaggi si svilupparono fiorenti attività economiche legate all’agricoltura con la produzione di granaglie, legumi e la pratica della viticoltura, come testimonia il recente ritrovamento nei pressi del nuraghe Sa Osa a Cabras di oltre 15 mila semi di malvasia e vernaccia presenti nel fondo di un pozzo che li ha perfettamente conservati per oltre 3200 anni grazie alla capacità di mantenere bassa la temperatura. Nelle coste si praticava la pesca, e in collina si svolgevano le attività pastorali. Negli approdi, individuabili laddove l’acqua dolce dei fiumi si mescolava con l’acqua di mare, i commerci crearono le condizioni per intensificare le operazioni di carico e scarico delle merci, con conseguente realizzazione delle infrastrutture di lavorazione del pescato e di conservazione. Le saline costituivano un valore aggiunto alla produzione locale. La navigazione rivestì un ruolo molto importante e, pur in assenza di

martedì 20 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Religiosità e architetture sacre della Civiltà Nuragica, un misterioso mondo legato alla natura e alla fertilità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Religiosità e architetture sacre della Civiltà Nuragica, un misterioso mondo legato alla natura e alla fertilità.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’arte preistorica della Sardegna, oltre ai menhir e alle incantevoli statuette della dea madre, è caratterizzata dalla rappresentazione di simboli che evocano divinità legate al culto dei defunti. Le domus de janas, realizzate nel Neolitico Finale, dal 3500 a.C. circa, presentano figure che vanno dalle spirali ai cerchi concentrici per giungere a teste di toro e altre d’incerta interpretazione. La lunga fase che precede la Civiltà Nuragica vede, dunque, un mondo religioso legato alla natura e alla fertilità. L’assenza di rappresentazioni simboliche che distingue l’inizio della Civiltà Nuragica pone quesiti di difficile soluzione su chi fossero gli dei sardi dell’età del Bronzo, ma seguendo una continuità con le precedenti culture, e con le successive rappresentazioni legate alla bronzistica dell’età del Ferro, possiamo ipotizzare che anche nella bella età dei nuraghi e delle contemporanee tombe di giganti, gli animali con le corna avessero valenza sacra. Riprodotti nelle navicelle e indossati come elmi dei bronzetti guerrieri, hanno lasciato un’impronta indelebile in

lunedì 19 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica nell'età del Ferro: organizzazione, rituali, economia e piano urbanistico dei sardi di 3000 anni fa. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica nell'età del Ferro: organizzazione, rituali, economia e piano urbanistico dei sardi di 3000 anni fa.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Intorno al 1000 a.C., al passaggio dall'età del Bronzo a quella del Ferro, in Sardegna prosegue il controllo delle risorse da parte dei nuragici, ma inizia una fase con radicali cambiamenti nelle architetture dei vivi e nelle procedure funerarie. I sardi non costruiscono più torri e si dedicano allo smontaggio sistematico delle opere murarie in abbandono per realizzare nuovi edifici con funzioni dedicate ad assemblee pubbliche. Le strutture nascono nelle immediate vicinanze dei nuraghi e sono organizzate con un piano urbanistico preciso: consentire alla comunità di riunirsi nei pressi dei templi a pozzo o, comunque, in una zona pubblica. E’ l’epoca in cui floridi scambi commerciali portano nell’isola genti e merci da ogni parte del Mediterraneo. L’obiettivo è quello

domenica 18 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica: torri, miniere e organizzazione sociale dell'età del Bronzo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica: torri, miniere e organizzazione sociale dell'età del Bronzo.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nell'età del Bronzo si sviluppò in Sardegna la Civiltà più importante del Mediterraneo Occidentale. Fu frutto della trasformazione di società preesistenti nell'isola, quelle delle fasi finali Monte Claro e del vaso Campaniforme nel periodo in cui la metallurgia iniziò a praticare complicate fusioni di più elementi per ottenere delle leghe. La più importante tecnologia fu l’ottenimento del bronzo mescolando 9 parti di rame e una di stagno. Proprio la mancanza di stagno nel bacino Mediterraneo convinse le genti più intraprendenti ad allestire flotte navali e compiere viaggi in terre lontane per l’approvvigionamento di questo raro metallo. I giacimenti più ricchi si trovano in Cornovaglia e Bretagna, pertanto i viaggiatori entrarono in contatto con tutti i popoli costieri che incontrarono lungo le rotte marittime e con tutte le genti residenti nei villaggi lungo i fiumi navigabili, ad esempio nella valle del Rodano.
La Civiltà Nuragica deve il nome alle celebri torri in pietra che costellano il paesaggio dell’isola, circa 8000, realizzate con finalità differenti che dipendevano dalle necessità di ogni singola comunità. C’è da precisare che i primi nuraghi, quelli orizzontali a corridoio, sono privi di torri, e furono costruiti nel corso di due secoli dal 1700 a.C. al 1500 a.C. circa. Solo dopo questa fase iniziò l’elaborazione di strutture verticali che consentivano, attraverso l’evoluzione di varie

venerdì 16 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Grano, granai, pane e...nuraghi, cosa mangiavano i nuragici? Riflessioni di Mauro Perra

Archeologia della Sardegna. Grano, granai, pane e...nuraghi, cosa mangiavano i nuragici?
Riflessioni di Mauro Perra

Gli archeologi stanno scoprendo gli alimenti consumati dai nuragici grazie alle nuove ricerche archeologiche, che si avvalgono di nuove tecniche di analisi chimica e fisica. Dal VI Millennio in poi, in Sardegna, l’uomo da predatore diventa produttore e, passando ad un’economia di produzione, deve adottare strutture economiche.
La produzione umana dei beni di sussistenza, così come avviene nei nostri tempi, si impatta sull’ambiente. Le attività dell’uomo lasciano tracce, a volte pesanti, e a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso si è cominciato a pensare al nuraghe non più procedendo alla descrizione di ogni singola pietra e di ogni ceramica trovata dentro l’edificio. Si è capito che gli archeologi non erano più quelli che, armati di piccozza, dovevano recuperare i manufatti, ma dovevano raccogliere anche più dati possibile, con nuove tecnologie. Ricordiamo che lo scavo è distruttivo, e una volta distrutto non lo si può recuperare. Bisogna quindi documentarlo nel migliore dei

mercoledì 14 giugno 2017

Archeologia. Scoperto un relitto dell’età del Bronzo a Devon, una contea vicina alla Cornovaglia, con un carico di lingotti di rame e stagno.

Archeologia. Scoperto un relitto dell’età del Bronzo a Devon, una contea vicina alla Cornovaglia, con un carico di lingotti di rame e stagno.



Un relitto di 3000 anni fa è stato scoperto al largo dalla costa del Devon, in Cornovaglia. La nave mercantile al momento del naufragio trasportava centinaia di lingotti di rame e un carico di stagno, metallo prezioso per l’epoca poiché rarissimo nel Mediterraneo. Ricordiamo che per ottenere la lega di bronzo sono necessarie 9 parti di rame e una di stagno.
La scoperta fornisce nuovi elementi di prova riguardo l’estensione e la complessità dei legami commerciali tra le terre minerarie che si affacciano nel Canale della Manica e l’Europa continentale durante l’ Età del Bronzo, nonché la notevole abilità di navigazione della popolazione di questo periodo.
Il bronzo era il prodotto primario delle lavorazioni e veniva utilizzato nella fabbricazione di armi, strumenti, utensili, gioielli, ornamenti di vario tipo e oggetti di uso quotidiano. Gli archeologi dell’Università di Oxford stanno analizzando i materiali per stabilire le miniere di estrazione, tuttavia, si pensa che il rame provenisse da miniere localizzate nella penisola iberica e dall’arco

lunedì 12 giugno 2017

Archeologia. L'alba della Civiltà Nuragica è da inquadrare intorno al 1600 a.C., con la realizzazione dei nuraghi a corridoio e la frequentazione di villaggi nei quali gli archeologi hanno trovato ceramiche caratteristiche. La facies Sa Turricula. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'alba della Civiltà Nuragica è da inquadrare intorno al 1600 a.C., con la realizzazione dei nuraghi a corridoio e la frequentazione di villaggi nei quali gli archeologi hanno trovato ceramiche caratteristiche. La facies Sa Turricula.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Durante Bronzo Antico, in Sardegna, i villaggi sono poco frequentati e il paesaggio non presenta ancora i nuraghi arcaici, quelli a corridoio privi di torri. Tutti i materiali arrivano da contesti funerari, e si dovranno attendere due secoli per notare la ripresa delle attività negli insediamenti. Nell’insediamento di Sa Turricula, gli studiosi riconoscono l’alba della Civiltà Nuragica, con la presenza di un nuraghe, del villaggio e, a poca distanza, nel territorio di Osilo (località Funtana ’e Casu), un dolmen. Una capanna del villaggio, rettangolare e absidata, è stata ricavata per una parte nella roccia e per una parte è delimitata da uno zoccolo murario di cui restano pochi filari. Dalla cima dell’altura su cui sorge il sito, si gode di una vista mozzafiato su tutto il territorio circostante, che non lascia dubbi sulla scelta strategica effettuata dai nuragici. L’andamento della struttura del nuraghe è influenzato dalla posizione sulla cresta del Monte Tudurighe. Presenta un breve corridoio che immette a un vano semicircolare dotato di nicchia sul

domenica 11 giugno 2017

Archeologia. Nel passaggio dall'età del Rame all'età del Bronzo in Sardegna, intorno al 1700 a.C., si nota una carenza di villaggi e l'edificazione dei primi nuraghi. Cosa avvenne? Le tribù nomadi sostituiscono quelle stanziali? Le culture Bonnannaro e Sant'Iroxi, nascono le prime spade. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Nel passaggio dall'età del Rame all'età del Bronzo in Sardegna, intorno al 1700 a.C., si nota una carenza di villaggi e l'edificazione dei primi nuraghi. Cosa avvenne? Le tribù nomadi sostituiscono quelle stanziali? Le culture Bonnannaro e Sant'Iroxi, nascono le prime spade.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

All’alba della Civiltà Nuragica, all’inizio del II millennio a.C., si riconosce la facies di Bonnanaro. Prende il nome del paese, in Logudoro, dove si trova la necropoli ipogeica di Corona Moltana dove gli archeologi trovarono una produzione ceramica caratterizzata dalla scomparsa delle decorazioni pur con forme simili alle precedenti Monte Claro e Campaniforme. Le ceramiche vedono similitudini con la cultura di Polada nella zona di Brescia. Compaiono le anse a gomito e ad ascia. I rarissimi insediamenti abitativi testimoniano una fase critica per i sardi dell’epoca, con genti che si spostano di continuo alla ricerca di condizioni di vita positive. Abbiamo capanne realizzate con muretti e coperte da frasche sostenute da pali in

sabato 10 giugno 2017

Archeologia. Le origini della navigazione. Riflessioni di Aldo Cherini

Archeologia. Le origini della navigazione.
Riflessioni di Aldo Cherini


Il mare è costellato da un immenso arcipelago di imbarcazioni di tutte le dimensioni e forme, che si contano a migliaia, senza confini, tramandate grazie a ferree tradizioni tribali tanto da giungere fino ai nostri tempi, o per meglio dire  all’epoca della fotografia, che ha assicurato una buona base documentaria agli studi dell’etnografia nautica. Quando l’uomo primitivo, uscendo finalmente dallo stato di sedentarietà, prese ad uscire dalla grotta e dal limitrofo ambiente per portarsi sempre più lontano spinto dalla sete di appropriazione e dalla curiosità, dovette fronteggiare ostacoli, difficoltà e pericoli d’ogni genere, ma bastavano a fermarlo un corso d’acqua un po’profonda, lo specchio d’acqua d’un lago pur tranquillo, un braccio di mare anche poco ondoso. Però quell’essere era pur sempre un uomo che non mancava di intelligenza, di spirito di osservazione, di capacità di adattamento.
L’acqua portava non di rado fortuiti ammassi sradicati di vegetali e di tronchi d’albero, di carogne gonfie di animali e chissà cosa ancora, che suggerivano l’idea della galleggiabilità senza contare il fatto che un bel momento l’uomo stesso, ad imitazione di molti animali, aveva imparato a

giovedì 8 giugno 2017

Archeologia. In piena età del rame, intorno al 2500 a.C., si sviluppa in Sardegna una cultura straordinariamente ricca capace di realizzare grandi muraglie megalitiche e fondere il rame e l'argento: le genti di Monte Claro. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In piena età del rame, intorno al 2500 a.C., si sviluppa in Sardegna una cultura straordinariamente ricca capace di realizzare grandi muraglie megalitiche e fondere il rame e l'argento: le genti di Monte Claro. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

In piena Età del Rame, intorno al 2500 a.C., compare in Sardegna una nuova fase cronologica conosciuta come cultura di Monte Claro, dal nome del colle di Cagliari in cui furono scoperte una serie di tombe dove erano presenti delle tipiche produzioni ceramiche. In questo periodo si notano villaggi con spazi ben organizzati e attività legate allo sfruttamento del territorio con la pratica dell’agricoltura intensiva, quindi le popolazioni si concentrano nei territori dove le risorse idriche favoriscono il benessere delle comunità. I villaggi mostrano capanne abitative rettangolari e silos per conservare le derrate alimentari. I vani per il ricovero degli animali testimoniano la pratica delle attività legate alla pastorizia. I ricchi giacimenti sardi di argento e rame favoriscono l’avvio di filiere produttive legate all’estrazione dei metalli, alla fusione e alla lavorazione per

mercoledì 7 giugno 2017

Archeologia. 5000 anni fa iniziò la tecnologia dei metalli. Intrepidi cercatori viaggiarono dall'Europa al Mediterraneo alla ricerca del rame e dell'argento, e sbarcarono in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme, detta anche Beaker Culture, realizzarono Stonehenge. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 5000 anni fa iniziò la tecnologia dei metalli. Intrepidi cercatori viaggiarono dall'Europa al Mediterraneo alla ricerca del rame e dell'argento, e sbarcarono in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme, detta anche Beaker Culture realizzarono Stonehenge.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Il più interessante fenomeno culturale che offre l’Europa preistorica è costituito da un apporto iberico giunto miscelando le culture megalitiche pirenaiche e nord europee. Il nome viene dalla forma di un bicchiere (beaker) a forma di campana con profilo a volte dolce (suave degli spagnoli) e altre angoloso sopra la base, convessa nel primo tipo e piatta nel secondo, come rilevato anche nei vasi coevi.
I prototipi di queste forme appaiono in Egitto all’inizio del V Millennio a.C. (cultura tasiense) ma nel Vicino Oriente sono testimoniati esempi del XIX a.C. a Biblos e Gaza (Palestina) nella corte di Amènemhat III e IV, foggiati nelle due versioni suave e spigolosa. Anche in alcuni dipinti persiani (Tépé Giyan, Tépé Djamshidi, Tépé Bad-Hora) di inzio II Millennio a.C. sono rappresentati vasi tripodi decorati a fasce sovrapposte, ornati in maniera identica a quelli

martedì 6 giugno 2017

Archeologia. Il Neolitico Finale in Sardegna: la cultura di Ozieri (3200 - 2800 a.C.), quando compaiono i primi metalli. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il Neolitico Finale in Sardegna: la cultura di Ozieri (3200 - 2800 a.C.), quando compaiono i primi metalli.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Denominata anche Cultura di San Michele, la fase cronologica conosciuta come Cultura di Ozieri si sviluppò alla fine del neolitico e segnò il cambiamento epocale dall’età della pietra alla prima età dei metalli, circa 5000 anni fa. Il suo nome deriva da una grotta nelle vicinanze di Ozieri dove, all’inizio del Novecento, sono stati ritrovati eleganti ceramiche finemente lavorate e decorate con motivi geometrici incisi e colorati con ocra rossa. La materia utilizzata per fabbricare le punte di freccia, le lame e le accette era sempre la pietra, ossidiana, selce, ma gli uomini di Ozieri avevano imparato a lavorarla abilmente. Questa elevata perizia manuale e il gusto per la decorazione delle ceramiche, descrivono comunità con un'organizzazione sociale evoluta nella quale c’era un’arcaica divisione del lavoro. Fra le forme vascolari più caratteristiche si notano i

domenica 4 giugno 2017

Archeologia. Il Neolitico Medio in Sardegna: la cultura di San Ciriaco (3500 a.C.). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il Neolitico Medio in Sardegna: la cultura di San Ciriaco (3500 a.C.).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Nel Neolitico medio, intorno al 3500 a.C., la produzione ceramica in Sardegna mostra una fase nella quale si notano caratteristiche forme non presenti nella precedente facies Bonu Ighinu. E’ il periodo della cultura di San Ciriaco, che prende il nome dalla chiesa di un quartiere di Terralba, in provincia di Oristano, dove è stato scavato un villaggio preistorico. È in questa fase che proliferano le domus de janas, le tipiche tombe a grotticella artificiale, e vengono realizzati, oltre alle

giovedì 1 giugno 2017

Archeologia. I primi sardi che praticarono agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica: le genti delle domus de janas e della Dea Madre. La Cultura Bonu Ighinu. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I primi sardi che praticarono agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica: le genti delle domus de janas e della Dea Madre. La Cultura Bonu Ighinu.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Negli studi di preistoria con il termine cultura si raggruppa quell'insieme di manufatti, oggetti d'uso e strutture, che caratterizzano una determinata regione in una precisa fase cronologica, ad esempio il neolitico o le età dei metalli. La denominazione deriva generalmente dal luogo nel quale la fase è stata scoperta per la prima volta. Alle fasi cronologiche del Neolitico medio, intorno al 4500 a.C., vanno ricondotte le tracce archeologiche relative alle pratiche di agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica in Sardegna. Le forme ceramiche vedono vasi carenati e ciotole, con anse zoomorfe o antropomorfe, caratterizzate dalle superfici lucide, di color nero-bruno, decorate a incisione o a impressione. L'industria su pietra levigata annovera: asce e accette levigate, che hanno forma trapezoidale nella grotta di Monte Majore, macine e macinelli ellissoidali, levigatoi, pestelli in porfido, quarzo e granito. Fra gli oggetti più curiosi abbiamo dei

martedì 30 maggio 2017

Archeologia. 8000 anni fa si sviluppò la prima globalizzazione del pianeta. Le genti preistoriche del Neolitico accesero il motore dell'evoluzione grazie a intrepidi navigatori. Lasciarono anfore decorate con una conchiglia. La Cultura Cardiale. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 8000 anni fa si sviluppò la prima globalizzazione del pianeta. Le genti preistoriche del Neolitico accesero il motore dell'evoluzione grazie a intrepidi navigatori. Lasciarono anfore decorate con una conchiglia. La cultura Cardiale.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

La cultura della ceramica cardiale è una fase del Neolitico antico che compare intorno al 6000 a.C. nelle coste mediterranee. E’ caratterizzata dallo stile delle decorazioni impresse nei vasi con una conchiglia denominata Cardium. Le sue tracce più antiche sono state individuate sulle coste adriatiche in piccoli villaggi presso grotte occupate da gruppi che praticavano la caccia, la pesca e la raccolta di vegetali spontanei. Lo stile di vita di queste genti si avviava a diventare produttivo e stanziale, attraverso la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento che portò alla fondazione di insediamenti che offrivano maggiori garanzie di sopravvivenza. Nella sua evoluzione, questa fase di cambiamento portò gli uomini a praticare con successo varie attività legate alla pesca in

lunedì 29 maggio 2017

Archeologia. La pietra e il suono: esistono architetture preistoriche progettate per manipolare la mente umana attraverso le frequenze acustiche?

Archeologia. La pietra e il suono: esistono architetture preistoriche progettate per manipolare la mente umana attraverso le frequenze acustiche?
Riflessioni di Giorgio Giordano

Tra pietra e suono esiste un rapporto misterioso che da sempre incuriosisce l'uomo. Da qualche tempo le strutture monumentali del passato sono studiate dal punto di vista delle proprietà acustiche. Già nel Paleolitico superiore l'uomo "giocava" con le risonanze delle caverne: uno studio sull'arte rupestre europea, dai Pirenei francesi sino agli Urali, ha stabilito che la posizione dei dipinti all'interno delle grotte corrisponde ai punti di maggiore risonanza e dove non c'era abbastanza spazio per una figura completa sono stati disegnati dei puntini per marcare l'area. I test hanno dimostrato che la massima risonanza viene attivata dalla gamma della voce umana, più che da strumenti come flauti, fischietti o tamburi. In alcune grotte la densità dell'immagine è proporzionale alla qualità acustica, misurata in durata della risonanza o numero di echi. Le peculiarità sonore delle pietre sono state di evidente interesse anche durante le fasi successive della preistoria. Il fenomeno megalitico ne rappresenta la massima celebrazione. Molte delle

domenica 28 maggio 2017

Lo stadio Sant'Elia, realizzato nel 1970 dopo la conquista dello scudetto del Cagliari Calcio. Oggi si disputerà l'ultima partita della sua storia.

Lo stadio Sant'Elia, realizzato nel 1970 dopo la conquista dello scudetto del Cagliari Calcio. Oggi si disputerà l'ultima partita della sua storia.


Lo stadio Sant'Elia prende il nome dal quartiere di Cagliari in cui si trova. Nato come struttura sportiva polivalente, con pista d'atletica, è stato ristrutturato più volte e la sua capienza si è ridotta a 23500 posti. Il Cagliari Calcio nel 2015 presenta il progetto di ricostruzione dello stadio i cui lavori sono iniziati pochi giorni fa. Progettato nel 1964 dall'architetto Antonio Sulprizio, prevedeva un solo anello ellittico sormontato da gradinate con una capienza di 35000 spettatori. Con la vittoria dello scudetto nel 1970, sotto la supervisione di Giorgio Lombardi, l'impianto fu completato nell'estate dello stesso anno con l'aggiunta del secondo anello in cemento armato. Lo stadio fu inaugurato a Settembre in sostituzione del vecchio Amsicora. L'impianto, capace di 60000 posti costò due miliardi, un quarto dei quali pagati dal CONI. Il 12 settembre, nel primo turno della Coppa Italia, il Cagliari sconfisse la Massese per 4-1 di fronte a poco più di 30 000 spettatori. Il 16 settembre, il Cagliari vinse 3-0 in Champions League contro i francesi del Saint

venerdì 26 maggio 2017

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari. di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari
di Pierluigi Montalbano
Le fortificazioni medievali di Cagliari circondano l'intero perimetro del quartiere storico di Castello e comprendono due torri principali, perfettamente integre: quella di San Pancrazio e quella dell'Elefante. Durante il viceregno di Dusay (1491-1508) furono realizzati importanti baluardi come quello di fronte alla chiesa di Santa Croce e quello del Balice, e il bastione della Fontana Bona, laddove oggi c’è il Bastione Saint Remy. Più in basso si costruì il baluardo della Leona verso l'antico antemurale pisano e a Nord, a difesa di Buon Cammino, un fronte con mura verticali e porta. Nel 1534, il viceré De Cardona fece costruire due bastioni nel porto, di Levante a Est e di Sant'Agostino a Ovest. Sempre il vicerè, a Castello fece costruire un muro fortificato fra la Torre dell'Elefante e la Torre Mordente, nella zona Santa Croce. Nel 1535 le fortificazioni del porto furono riprese dall'architetto Pons che progettò due bastioni all'interno della ripa e li collegò ai due terrapieni di Sant'Agostino e di Levante con mura che chiusero il fronte a mare del quartiere Lapola. Fra il 1552 e il 1571, l'architetto cremonese Capellino realizzò a Ovest il

giovedì 25 maggio 2017

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano 


L'anfiteatro romano di Cagliari, realizzato nel bianco calcare locale, si trova nella vallata naturale di Palabanda, tra Viale Buoncammino e Viale Fra Ignazio, nell'area cittadina di raccordo tra il quartiere storico di Castello e la zona di Sant'Avendrace, ai confini dell’orto botanico. Nel I secolo d.C. i costruttori intagliarono nel banco roccioso le gradinate, l'arena, una serie di corridoi (i vomitoria) e altri ambienti di servizio. Le gradinate sono divise in tre ordini (imea, media e summa cavea), riservate alle differenti classi sociali (senatores, equites, plebei e servi). Lungo i corridoi (criptae) si affacciavano le gabbie (claustra) per gli animali destinati ai combattimenti. La capienza era di 10.000 spettatori, e gli spettacoli comprendevano lotte tra uomini e belve (venationes), esecuzione di sentenze capitali e lotte tra gladiatori (munera). Il termine amphitheatrum, che sostituisce il più antico spectacula, si riferisce alla forma architettonica della

lunedì 22 maggio 2017

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Qualche anno fa uscì il libro di Sergio Frau “Le Colonne d’Ercole” nel quale l'autore, ipotizzando una prima collocazione delle colonne al Canale di Sicilia, forniva una chiave di lettura nuova a molte testimonianze autorevoli che arrivavano dal mondo antico, come quelle di Omero, Erodoto e Platone. Ad esempio, Platone ci racconta che dalla grandissima Isola di Atlante, terra del tramonto, sorella della Roccia di Prometeo, il Caucaso dell'Alba greca, si raggiungevano altre isole e la terra che tutto circonda. E che quell'isola era stata grande, ricca di metalli e felice di tutto, fin quando non fu travolta da cataclismi marini che Zeus inviò per rendere migliori i suoi abitanti. L’inchiesta di Frau analizza anche Ramses III che sulle mura di Medinet Habu, li dove sono effigiati i guerrieri Shardana, uno dei popoli del mare citati dagli egizi nel II millennio a.C, fa incidere: "Gli stranieri venuti dal Nord vedono le loro terre scuotersi: il loro paese è distrutto, le loro in angoscia. I Popoli del Settentrione complottavano nelle loro isole ma, nello stesso tempo, la tempesta inghiottiva il loro paese. Nun (l'Oceano degli Egizi) è uscito dal

domenica 21 maggio 2017

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo? di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo?
di Pierluigi Montalbano


E se il misterioso Hanou-Nebout fosse la mitica Atlantide di Platone?
"In tempi lontani era possibile valicare l'immenso Atlantico perché vi era un'isola che stava innanzi a quella stretta foce che ha nome Colonne d'Ercole (oggi è lo Stretto di Gibilterra ma in tempi antichi potrebbe essere altrove). A chi procedeva da quella, si apriva il passaggio ad altre isole; e da queste isole a tutto il continente opposto. Quest'isola si chiamava Atlantide, e in essa vi era una grande dinastia regale che governava l'intera isola e molte altre a parte del continente. Passarono i secoli, terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero. Quella stirpe guerriera, tutta senza eccezione, sprofondava sotto la terra. Il mare sommerse Atlantide e tutto scomparve. Per questo motivo, nel mare, da quella parte, vi sono fondi bassi e fangosi, che producono grave impedimento alla navigazione. L'isola, sprofondando, a questi bassi fondali diede origine".
Questa è una pagina del Timeo, il primo dei tre libri che Platone dedicò ad Atlantide, basandosi sulle notizie raccolte in Egitto dal legislatore ateniese Solone, vissuto dal 630 al 558 a.C.
Nel corso di un suo viaggio in Egitto, vide delle iscrizioni del faraone Ramesse III sulle mura del

sabato 20 maggio 2017

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla) di Alberto Massazza

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla)
di Alberto Massazza


Alla morte, avvenuta per peste nel 1375, di Mariano IV d’Arborea, la cui lungimiranza politica e militare aveva portato il Giudicato alla massima espansione, arrivando a relegare i Catalano-Aragonesi al possesso delle sole città di Cagliari e Alghero, il Regno d’Arborea visse oltre un trentennio di alterne vicende, tra tirannicidi manovrati probabilmente dagli stessi aragonesi, Giudici minori sotto la reggenza di una madre leggendaria, battaglie e armistizi. Nonostante l’instabilità dinastica degli arborensi, i Catalano-Aragonesi non riuscirono a trovare il bandolo della matassa per far volgere le sorti dell’ormai secolare disputa in loro favore.
Le cose cambiarono radicalmente nel 1407, alla morte senza eredi del secondogenito di Eleonora, Mariano V, divenuto Giudice al compimento del quattordicesimo anno d’età, intorno al 1393. La Corona de Logu, il particolare Parlamento formato dai maggiorenti del Regno, investì della

giovedì 18 maggio 2017

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili. Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili.
Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis
Riflessioni di Marco Rendeli


Nonostante il vasto successo che le statue di Monte Prama hanno riscosso, soprattutto in Sardegna, di esse si sa ben poco. Solamente con l’avvio del restauro voluto da A. Boninu, si è intrapreso un ampio progetto che comprende la pulizia, il restauro e la ricostruzione delle stesse da parte del Centro di Conservazione Archeologica presso il Centro di Restauro Regionale di Li Punti. Tutti i pezzi sono stati portati e assemblati in un unico luogo: si tratta di oltre 5000 frammenti delle dimensioni e delle fogge più varie che restituiscono quello che a oggi è il più grandioso complesso statuario della Sardegna preromana e uno dei più importanti del Mediterraneo.

I frammenti furono recuperati in scavi effettuati in località Monte Prama, nel Sinis settentrionale (Oristano) nel corso degli anni Settanta. La storia delle ricerche è lacunosa, frammentata e si dipana fra interventi estemporanei (scavi Atzori nel 1974, scavi Pau 1977) e indagini programmate (scavi Bedini 1975, scavi Lilliu, Atzeni, Tore gennaio 1977, scavi Ferrarese Ceruti-Tronchetti 1977-1979). Delle indagini condotte da A. Bedini in un settore limitato del sepolcreto è imminente la pubblicazione di un preliminare: di esse si sa che sono tombe a cista con pareti litiche con una forma successiva di monumentalizzazione, ovvero di copertura formata da lastroni; gli scavi Lilliu, Atzeni, Tore sono confluiti in un importante contributo di G. Lilliu; degli scavi condotti in maniera impeccabile da Tronchetti e dalla Ferrarese Ceruti fra il 1977 e il 1979 si ha un’ampia documentazione (TRONCHETTI 2005 con bibliografia precedente). Il sito si disloca quasi al centro di un distretto ricchissimo di presenze protostoriche (nuraghi, pozzi sacri, luoghi di culto) di civiltà nuragica, la cui vita si scagliona dal Bronzo recente fino alla piena età del Ferro. Dalle relazioni di scavo pubblicate da Tronchetti si rileva che i frammenti furono rinvenuti in un unico contesto coerente che obliterava una serie di tombe a pozzetto con lastre di chiusura litiche disposte a formare un unico “serpentone” recintato da altre lastre di calcare (fig. 3). Queste tombe, in numero di 33, formavano un unico contesto di personaggi maschili e femminili, appartenenti a diverse classi d’età (dai 13 ai 50 anni), rinvenuti in posizione seduta uno per singola tomba. Esse risultano apparentemente prive di corredo: pochi frustuli ceramici nelle tombe 1-2 e dalla 24 alla 34. Fanno eccezione la t. 25, dalla quale proviene uno scaraboide databile alla fine dell’VIII a.C., e alcuni vaghi di pasta vitrea pertinenti a collane dalle tombe 24, 27 e 29: questi sono al momento gli

martedì 16 maggio 2017

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

                               (Statua Monte Prama - Bronzetto Dorgali - Daniele Carta)

Nell’età del Bronzo, i grandi imperi combattevano fra loro con utilizzo di eserciti e carri. Conosciamo le modalità di guerra grazie ai resoconti trovati nei palazzi, soprattutto la contabilità riguardante la quantità di risorse investite e il costo di mantenimento di guerrieri e carri, ma sfugge il ruolo della fanteria, spesso assoldata in situazioni contingenti d’emergenza e, quindi, poco addestrata. A volte le guerre non venivano combattute e i sovrani si limitavano a mostrare i muscoli: l’armata più attrezzata convinceva il nemico ad arrendersi senza spargimento di sangue. Tuttavia c’è un dato importante su cui riflettere: quando le guerre si combattevano nella stagione della semina o del raccolto, il costo da pagare per l’allontanamento dai campi della forza lavoro che si dedicava all’agricoltura era alto. Nel suo “The end of the Bronze Age” lo studioso R. Drews assegna alla fanteria alcuni compiti importanti come l’inseguimento dei nemici su terreni dove i carri non transitavano, la difesa notturna degli accampamenti e l’assedio. Tuttavia, i più grandi eserciti dell’epoca, egizi ed ittiti, erano composti quasi totalmente da fanti armati alla leggera, e questi costituivano il nucleo forte nei campi di battaglia visto che i carri combattevano solo nelle pianure. Così, ci si rende conto che pur se la fanteria era un elemento subordinato e, probabilmente, i suoi componenti erano poco addestrati e sottopagati, il loro

lunedì 15 maggio 2017

Archeologia. Scioglimento dei ghiacci: il diluvio universale non è soltanto un mito

Archeologia. Scioglimento dei ghiacci: il diluvio universale non è soltanto un mito

Scioglimento. Il mito del diluvio è un grande classico della mitologia mondiale. Le ricerche archeologiche, geologiche e paleoclimatiche sono riuscite a ricostruire lo scenario che ha originato queste antiche tradizioni. Durante il massimo glaciale, intorno a 20 mila anni fa, il livello marino stazionava circa 120 metri sotto il livello attuale. Con il progressivo aumento della temperatura i ghiacciai del Wurm hanno iniziato a sciogliersi, alimentando immensi fiumi che hanno restituito al mare l’acqua accumulata come ghiaccio sulle terre emerse, anche se il

domenica 14 maggio 2017

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte Riflessioni di Claudia Zedda

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte
Riflessioni di Claudia Zedda



C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco? C’era chi le chiamava più sbrigativamente Acabadoras. Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “acabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla. Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà. Quesiti questi che altri prima di noi si posero. Alberto Della Marmora nel 1826 era quasi sicuro che queste donnette fossero esistite per davvero, e per

sabato 13 maggio 2017

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa. Riflessioni di Diana Civitillo

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa.
Riflessioni di Diana Civitillo

Gli archeologi della Israel Antiquities Authority hanno scoperto una statuetta in argilla datata al 1800 a.C. a Yehud nel Distretto Centrale di Israele. Rappresenta un unicum: si tratta di un personaggio montato su un vaso di ceramica. Gilad Itach, l’archeologo responsabile del sito, ha affermato che l’ultimo giorno di scavi, giusto prima che iniziasse la costruzione di un edificio sul sito, è stata rinvenuta la figurina, alta 18 centimetri, insieme ad un assortimento di altro materiale. Pare che sia stato prima realizzato il vaso, secondo lo stile caratteristico del periodo, a cui sarebbe stata successivamente aggiunta la statuina, di una tipologia mai rinvenuta durante le ricerche precedenti. Il livello di precisione e di attenzione ai dettagli è davvero impressionante, valutando che si tratta di un manufatto di quasi 4.000 anni fa. Il collo della brocca è servito da base per

venerdì 12 maggio 2017

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei. Riflessioni di Giovanni Caselli

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei.
di Giovanni Caselli


La società etrusca era patrilineare e patriarcale, tuttavia la relativa libertà della donna, che nella società etrusca poteva partecipare ai banchetti assieme agli uomini, scandalizzava gli altri popoli mediterranei che tenevano le loro donne in stretta clausura, come del resto accade ancora oggi nella maggior parte del Mediterraneo o accadrebbe ancora altrove se non fossero stati imposti regimi democratici nel XX secolo. Questo tratto culturale indica senza ombra di dubbio una tradizione massagetica, sarmatica o forse mitannica, originaria cioè delle steppe nord caucasiche, dove le donne, che almeno in guerra avevano gli stessi doveri degli uomini, furono dette

giovedì 11 maggio 2017

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico
di Pierluigi Montalbano

Uno scavo archeologico mira a porre in luce monumenti e documenti delle civiltà passate con metodi diversi a seconda del carattere delle ricerche, della natura del terreno da esplorare, del vario tipo delle città o dei monumenti da mettere in luce.
Il rilievo topografico di un territorio dove ci siano ruderi emergenti o sepolti, anche attraverso la fotografia aerea, può giovarsi dello scavo per saggiare il terreno nei punti in cui la sua superficie mostri la presenza di vestigia archeologiche.
I saggi di scavo, ossia aprire un terreno con trincee, gallerie o pozzi, mostrano i confini di una zona monumentale, città o necropoli; rilevano la pianta di un edificio; individuano gli strati e materiali archeologici del sottosuolo. Il taglio verticale dovrà essere fatto in modo che consenta agevolmente sia l'asportazione della terra sia la possibilità di fotografare le pareti della trincea per documentarne gli strati. Le pareti del taglio dovranno avere l'inclinazione sufficiente per non causare franamenti. Le terre di risulta vanno sempre gettate lontano per permettere un eventuale ampliamento. Quando il taglio del terreno ha come scopo di riconoscere il carattere delle fondazioni di un edificio, basterà che il cavo, fatto a ridosso della costruzione, ne consenta la visione.

martedì 9 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

domenica 7 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


A metà degli anni Settanta del secolo scorso, lungo la strada che collegava il porto nuragico di Tharros nel golfo di Oristano e l’immenso nuraghe S’Uraki di San Vero Milis, probabile reggia amministrativa della zona, un contadino che arava il suo terreno a Mont’e Prama si accorse che l’aratro intercettava pietre lavorate con forme umane. Una serie di campagne di scavo condotte dagli archeologi Alessandro Bedini prima e Carlo Tronchetti poi, coadiuvati dai relativi staff di ricerca, portava alla luce una necropoli nuragica con decine di sepolture a pozzetto di varia tipologia, allineate lungo un viale funerario che seguiva l’andamento naturale del terreno. Lo scarso corredo funerario non offriva una cronologia affidabile del sito e gli archeologi, prudentemente, assegnarono al Primo Ferro l’epoca di realizzazione dei sepolcri. Indagini più

sabato 6 maggio 2017

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana? Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana?
Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz




Uno dei miti più profondamente radicati nel nostro immaginario quotidiano è quello degli “Shardana dal cuore ribelle”, balentes ante litteram, portatori di un ribellismo permanente, al quale gli ideologi colonialisti (consapevoli o meno) condannano la Sardegna e le altre terre: nobili, ribelli e sconfitti.Agenzie di viaggio, marchi commerciali, libri di successo, società per lo studio della genetica, sono tutti portatori di quel nome e propagatori di una lettura ideologica della storia.
Ma è una storia vera? Chi erano veramente gli Shardana?
Mentre oggi si continuano a ripetere gli stereotipi di un secolo fa, basati su una lettura credulona dei testi propagandistici dei faraoni, in Vicino Oriente gli archeologi scavano i luoghi delle gesta degli Shardana e degli altri “popoli del mare”, fornendoci dati oggettivi sulla loro

giovedì 4 maggio 2017

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato. Riflessioni di Massimo Pittau

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato.
Riflessioni di Massimo Pittau


L'«Itinerario di Antonino» (Itinerarium provinciarum) - compilato sotto l'imperatore romano M. Aurelio Antonino, detto "Caracalla" (211-217 d. C.), alla metà della strada romana che seguiva la costa orientale della Sardegna, presenta una mansione o stazione che chiama Fanum Carisi «Tempio di Carisio» (80.2). Fino ad ora non risulta localizzata la esatta posizione di questa mansione, anche se si è intravisto che essa era nel territorio dell'odierno paese di Orosei. E nessuno studioso ha fino ad ora approfondito e intravisto quale fosse la divinità pagana alla quale era dedicato il tempio. Ebbene, col mio presente studio mi lusingo sia di localizzare esattamente il sito del tempio, sia di individuare la divinità pagana al quale esso era dedicato.
A mio giudizio il Fanum Carisi si trovava nelle immediate vicinanze dell'odierno villaggio di Orosei, anzi al

mercoledì 3 maggio 2017

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci: La misura del tempo. Riflessioni di Alfonso Stiglitz

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci:  La misura del tempo.
Riflessioni di Alfonso Stiglitz

 “parva Cynosura. Hac fidunt duce nocturna Phoenices in alto”.
Archeologia e astronomia, una navigazione oltre l’orizzonte. Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

L'intervento è indirizzato a valutare il rapporto tra il discorso archeologico e quello archeoastronomico dal punto di vista di un archeologo; valutazione applicata, in particolare, al mio ambito disciplinare legato al I millennio a.C. e alla cultura fenicia in Sardegna. Apparentemente, in quest'ambito, non c'è rapporto tra archeologia e archeoastronomia visto che quest'ultima, per lo meno in Sardegna, ha come tema pressoché esclusivo l'ipogeismo preistorico, il megalitismo e i nuraghi, quasi che la storia dell'isola non vada oltre quest'ultima fase. Ritengo, invece, che gli spazi per un rapporto proficuo ci siano, anche oltre il II millennio a.C. Che i Fenici abbiano a che fare con l'astronomia è persino banale ricordarlo: per Plinio il Vecchio «Il popolo stesso dei Fenici gode grande fama per aver inventato le scienze astronomiche» (Naturalis Historia V, 67). È ovvio che si tratta di una esagerazione, ogni gruppo sociale in ogni epoca, dalle

lunedì 1 maggio 2017

Archeologia. Una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe

Archeologia. Una cometa colpì la Terra intorno all’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Tredicimila anni fa uno sciame di comete devastò la Terra modificando l’inclinazione dell’asse terrestre e causando l’estinzione di grandi animali come i mammut e provocando un raffreddamento globale che durò parecchi secoli. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha studiato i bassorilievi scavati nel 1995 a Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia.
Già in questo quotidiano parlammo di questo sito archeologico, con un approfondimento che metteva in evidenza le grandi potenzialità di studio che offrivano gli scavi. Potete leggerlo al link http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2011/10/il-mistero-di-gobekli-tepe-in-turchia.html
Una delle stele, quella dell’avvoltoio, ha catturato l’attenzione degli archeologi perché riproduce, attraverso la rappresentazione di simboli animali, una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Con un programma di informatica è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi mostrano la caduta delle comete e un individuo decapitato indica la perdita di un gruppo di

sabato 29 aprile 2017

Archeologia. I riti con acqua e fuoco al centro dell'ideologia religiosa dei nuragici? Le vasche-altare, strumenti sacri per i rituali. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I riti con acqua e fuoco al centro dell'ideologia religiosa dei nuragici? Le vasche-altare, strumenti sacri per i rituali.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nelle comunità nuragiche del Primo Ferro, dopo l’abbandono dei nuraghi e il conseguente recupero per il riutilizzo delle parti crollate dalle torri e dai bastioni, si costruirono delle grandi capanne circolari dotate di un bancone-sedile che consentiva alle élite locali di organizzare delle assemblee. Al centro di queste sale, ad esempio nel nuraghe Palmavera di Alghero, si nota un basamento in pietra sul quale poggia un piccolo nuraghe, verosimilmente considerato il totem della comunità, protettore e ispiratore. Un altro elemento legato ai rituali presente in questi edifici è una vasca per l’acqua, generalmente adiacente il muro interno. Sappiamo che acqua e fuoco, i due elementi opposti, erano utilizzati nelle pratiche religiose, e certamente si evocavano anche i dualismi bene e male, luce e buio, giorno e notte con i relativi astri sole e luna. E’ interessante notare che gli scavi archeologici testimoniano, dopo l’VIII a.C., il riutilizzo di alcuni nuraghi con

giovedì 27 aprile 2017

Archeologia. La navicella nuragica del tempio di Hera Lacinia. Cosa trasportava? Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. La navicella nuragica del tempio di Hera Lacinia. Cosa trasportava?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Tra gli oggetti votivi e i doni sacri portati dai pellegrini a Capo Colonna, nel Santuario di Hera Lacinia, la dea della navigazione protettrice dei marinai, spicca una misteriosa navicella in bronzo, lunga 26 cm e larga 25,4 cm, oggi esposta al Museo Archeologico di Crotone. Lo scafo è convesso, la chiglia è appiattita e le murate terminano con un bordo piatto sul quale è saldato il ponte della barca. A poppa, simmetricamente, sono saldati due carri a ruote piene tirati da una

lunedì 24 aprile 2017

Archeologia e navigazione. Un periplo della Sardegna veleggiando 3000 anni fa...facendo rotta da Occidente. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia e navigazione. Un periplo della Sardegna veleggiando 3000 anni fa...facendo rotta da Occidente
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Strabone, a proposito dei Diaghesbei (gli antichi Iolei), scrive: “…molti i centri abitati, ma solo Carales e Sulky sono importanti…”. Effettivamente durante il periodo romano non pochi erano anche i centri costieri, abitati da comunità dedite alla pesca, alla cantieristica navale e al commercio marittimo. Questi piccoli centri erano collegati ai porti sardi più importanti, ed erano tra loro connessi da una rete “stradale” sia costiera sia interna. Sui pochi dati disponibili, con l’aiuto del bel libro di Giuseppe Luigi Nonnis “Marinai sardi nella flotta di Roma Antica”, possiamo immaginare un periplo della Sardegna, facendo rotta da Occidente per trovare questi antichi abitati.
E’ l’alba…e saliamo a bordo della nostra nave nel porto di Karalis per compiere un servizio di vigilanza costiera sotto costa. C’è aria di festa a bordo, e i marinai sono impegnati nelle operazioni di carico. Nonostante siamo in Giugno, il fresco si fa sentire e i gabbiani volano alti sui rematori che iniziano a vogare con energia per lasciare il porto. La rotta è sud-ovest, e incrociamo due navi mercantili, larghe e pesanti, cariche di anfore colme di carne e vino, dirette verso le coste africane. Un’altra oneraria, con le vele quadrangolari gonfie, si avvicina al porto inseguita da un brulichio di uccelli. Prendiamo il largo lentamente, mentre i vogatori sbuffano per

sabato 22 aprile 2017

Archeologia. Compito in classe dell'alunno **** *****: "La Sardegna è conquistata da Cartagine".

Archeologia. Compito in classe dell'alunno **** *****: "La Sardegna è conquistata da Cartagine".


Svolgimento:
I colonizzatori fenici della Sardegna del Sud e occidentale, provenivano da Tiro, e fondarono Cagliari verso la fine dell’VIII a.C., Cuccureddus di Villasimius agli inizi del VIII, Nora nell’VIII e poi Sulci, Tharros e Bosa. Queste città fenicie, dopo la conquista della Sardegna da parte di Cartagine (VI a.C.), ebbero una decadenza per poi riprendersi quando il governo di Cartagine iniziò una politica imperiale che vedeva la Sardegna impegnata a rifornire la capitale africana con derrate alimentari e risorse minerarie. A Roma, nel 509 a.C. finisce il periodo monarchico e inizia quello repubblicano. In questi anni ci fu anche il primo trattato stipulato fra Roma e Cartagine nel

giovedì 20 aprile 2017

Archeologia e Isola d'Elba. L'ipogeo etrusco di Marciana all’“Ultima spiaggia”. Una spettacolare tomba etrusca scavata nel granito nella quale si intravvedono influssi sardi. Riflessioni di Alberto Zei

Archeologia e Isola d'Elba. L'ipogeo etrusco di Marciana all’“Ultima spiaggia”. Una spettacolare tomba etrusca scavata nel granito nella quale si intravvedono influssi sardi
Riflessioni di Alberto Zei



Ho letto poco tempo fa le riflessioni di Michelangelo Zecchini sull'ipogeo di Marciana nell'isola d'Elba e le condivido. Fra l'altro mi sembra che nella realizzazione di quella spettacolare tomba etrusca scavata nel granito, si comincino a intravvedere influssi sardi, che d'altronde non sono inattesi visti gli acclarati rapporti Elba-Sardegna già nell IX-VIII secolo a. C. e visto il toponimo Ilva che l'Elba condivide con la Maddalena.
Talvolta arriva il caso che le eccessive cure a sostegno di una verità zoppa finiscano per sciancarla definitivamente. All'Isola d’ Elba la disputa per il riconoscimento del mausoleo etrusco di Marciana dà ancora spazio ad imprevedibili negazionismi di questa realtà.

L’ ipogeo etrusco – Si ritiene, ormai, che il travisamento della vera natura di questo ipogeo sia arrivato al

martedì 18 aprile 2017

Archeologia. I Popoli del Mare in Sicilia, fra Elamiti, Shardana, Etruschi e altri. Riflessioni di Alessandro Fumia

Archeologia. I Popoli del Mare in Sicilia, fra Elamiti, Shardana, Etruschi e altri.
Riflessioni di Alessandro Fumia


La ricerca delle tracce storiche sui Popoli del Mare, per determinare l’origine delle tribù che componevano quella lega, mi ha portato a osservare, un aspetto antropologico ed araldico, (quest’ultimo valore in rapporto alle armi), osservando una somiglianza con l’antica civiltà Elamita.
A un’attenta verifica sugli elementi funerari, ai quali si riconducevano il popolo Siculo intorno al VIII sec. a.C., presente nell’area dei monti Peloritani, gli Etruschi e gli Shardana, sembra possibile evidenziare una certa condivisione di costumi che hanno un’identica origine.
Nel 1915 l’archeologo Giuseppe Cannizzo, un collaboratore di Paolo Orsi, durante una campagna di scavo, condotta in una contrada vicino Barcellona Pozzo di Gotto, rintracciò alcune tombe a

sabato 15 aprile 2017

Archeologia. Sardegna, l'isola dei Nuraghi. Chi, come, dove, quando e perché furono costruiti i nuraghi. Articolo accompagnato da una videoconferenza. Video di Ferdinando Atzori. Relatore Pierluigi Montalbano. Sala conferenze Honebu

Archeologia. Sardegna, l'isola dei Nuraghi. Chi, come, dove, quando e perché furono costruiti i nuraghi. 
Articolo accompagnato da una videoconferenza.
Video di Ferdinando Atzori. 
Relatore Pierluigi Montalbano.
Sala conferenze Honebu




I nuraghi a corridoio, conosciuti anche con iol nome di protonuraghi o nuraghi a bastione, precedono il concepimento della prima torre, e sebbene le prove stratigrafiche siano lontane dall’indicarlo indiscutibilmente, effettivamente è un’ipotesi ragionevole. Se così fosse, si tratterebbe di porsi il problema della comparsa dei nuraghi a corridoio, ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendica una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il

giovedì 13 aprile 2017

Archeologia. I Fenici e gli altri. Traffici commerciali nel Mediterraneo della Prima età del Ferro. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I Fenici e gli altri. Traffici commerciali nel Mediterraneo della Prima età del Ferro
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Parlare dei rapporti fra i mercanti fenici e le comunità indigene del Mediterraneo Occidentale comporta un’esposizione di cronologie, di spazi geografici, di modelli d’insediamento. L’epoca in questione inizia all’alba del Primo Millennio a.C. e si conclude intorno al 600 a.C. Le aree interessate comprendono Malta, la Sicilia nord-occidentale, la Sardegna, il Nord-Africa e la Penisola iberica. In passato gli studiosi attribuivano ai fenici una valenza commerciale, tuttavia occorre mettere in evidenza i cambiamenti climatici che colpirono il Vicino Oriente durante la prima età del Ferro causando una forte riduzione delle terre coltivabili e una conseguente crisi alimentare. Inoltre, dall’850 a.C. la spinta degli Assiri per la conquista di uno sbocco a mare danneggiò e limitò ancora le terre fertili. Fu dunque il