Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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lunedì 22 maggio 2017

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Qualche anno fa uscì il libro di Sergio Frau “Le Colonne d’Ercole” nel quale l'autore, ipotizzando una prima collocazione delle colonne al Canale di Sicilia, forniva una chiave di lettura nuova a molte testimonianze autorevoli che arrivavano dal mondo antico, come quelle di Omero, Erodoto e Platone. Ad esempio, Platone ci racconta che dalla grandissima Isola di Atlante, terra del tramonto, sorella della Roccia di Prometeo, il Caucaso dell'Alba greca, si raggiungevano altre isole e la terra che tutto circonda. E che quell'isola era stata grande, ricca di metalli e felice di tutto, fin quando non fu travolta da cataclismi marini che Zeus inviò per rendere migliori i suoi abitanti. L’inchiesta di Frau analizza anche Ramses III che sulle mura di Medinet Habu, li dove sono effigiati i guerrieri Shardana, uno dei popoli del mare citati dagli egizi nel II millennio a.C, fa incidere: "Gli stranieri venuti dal Nord vedono le loro terre scuotersi: il loro paese è distrutto, le loro in angoscia. I Popoli del Settentrione complottavano nelle loro isole ma, nello stesso tempo, la tempesta inghiottiva il loro paese. Nun (l'Oceano degli Egizi) è uscito dal

domenica 21 maggio 2017

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo? di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo?
di Pierluigi Montalbano


E se il misterioso Hanou-Nebout fosse la mitica Atlantide di Platone?
"In tempi lontani era possibile valicare l'immenso Atlantico perché vi era un'isola che stava innanzi a quella stretta foce che ha nome Colonne d'Ercole (oggi è lo Stretto di Gibilterra ma in tempi antichi potrebbe essere altrove). A chi procedeva da quella, si apriva il passaggio ad altre isole; e da queste isole a tutto il continente opposto. Quest'isola si chiamava Atlantide, e in essa vi era una grande dinastia regale che governava l'intera isola e molte altre a parte del continente. Passarono i secoli, terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero. Quella stirpe guerriera, tutta senza eccezione, sprofondava sotto la terra. Il mare sommerse Atlantide e tutto scomparve. Per questo motivo, nel mare, da quella parte, vi sono fondi bassi e fangosi, che producono grave impedimento alla navigazione. L'isola, sprofondando, a questi bassi fondali diede origine".
Questa è una pagina del Timeo, il primo dei tre libri che Platone dedicò ad Atlantide, basandosi sulle notizie raccolte in Egitto dal legislatore ateniese Solone, vissuto dal 630 al 558 a.C.
Nel corso di un suo viaggio in Egitto, vide delle iscrizioni del faraone Ramesse III sulle mura del

sabato 20 maggio 2017

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla) di Alberto Massazza

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla)
di Alberto Massazza


Alla morte, avvenuta per peste nel 1375, di Mariano IV d’Arborea, la cui lungimiranza politica e militare aveva portato il Giudicato alla massima espansione, arrivando a relegare i Catalano-Aragonesi al possesso delle sole città di Cagliari e Alghero, il Regno d’Arborea visse oltre un trentennio di alterne vicende, tra tirannicidi manovrati probabilmente dagli stessi aragonesi, Giudici minori sotto la reggenza di una madre leggendaria, battaglie e armistizi. Nonostante l’instabilità dinastica degli arborensi, i Catalano-Aragonesi non riuscirono a trovare il bandolo della matassa per far volgere le sorti dell’ormai secolare disputa in loro favore.
Le cose cambiarono radicalmente nel 1407, alla morte senza eredi del secondogenito di Eleonora, Mariano V, divenuto Giudice al compimento del quattordicesimo anno d’età, intorno al 1393. La Corona de Logu, il particolare Parlamento formato dai maggiorenti del Regno, investì della

giovedì 18 maggio 2017

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili. Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili.
Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis
Riflessioni di Marco Rendeli


Nonostante il vasto successo che le statue di Monte Prama hanno riscosso, soprattutto in Sardegna, di esse si sa ben poco. Solamente con l’avvio del restauro voluto da A. Boninu, si è intrapreso un ampio progetto che comprende la pulizia, il restauro e la ricostruzione delle stesse da parte del Centro di Conservazione Archeologica presso il Centro di Restauro Regionale di Li Punti. Tutti i pezzi sono stati portati e assemblati in un unico luogo: si tratta di oltre 5000 frammenti delle dimensioni e delle fogge più varie che restituiscono quello che a oggi è il più grandioso complesso statuario della Sardegna preromana e uno dei più importanti del Mediterraneo.

I frammenti furono recuperati in scavi effettuati in località Monte Prama, nel Sinis settentrionale (Oristano) nel corso degli anni Settanta. La storia delle ricerche è lacunosa, frammentata e si dipana fra interventi estemporanei (scavi Atzori nel 1974, scavi Pau 1977) e indagini programmate (scavi Bedini 1975, scavi Lilliu, Atzeni, Tore gennaio 1977, scavi Ferrarese Ceruti-Tronchetti 1977-1979). Delle indagini condotte da A. Bedini in un settore limitato del sepolcreto è imminente la pubblicazione di un preliminare: di esse si sa che sono tombe a cista con pareti litiche con una forma successiva di monumentalizzazione, ovvero di copertura formata da lastroni; gli scavi Lilliu, Atzeni, Tore sono confluiti in un importante contributo di G. Lilliu; degli scavi condotti in maniera impeccabile da Tronchetti e dalla Ferrarese Ceruti fra il 1977 e il 1979 si ha un’ampia documentazione (TRONCHETTI 2005 con bibliografia precedente). Il sito si disloca quasi al centro di un distretto ricchissimo di presenze protostoriche (nuraghi, pozzi sacri, luoghi di culto) di civiltà nuragica, la cui vita si scagliona dal Bronzo recente fino alla piena età del Ferro. Dalle relazioni di scavo pubblicate da Tronchetti si rileva che i frammenti furono rinvenuti in un unico contesto coerente che obliterava una serie di tombe a pozzetto con lastre di chiusura litiche disposte a formare un unico “serpentone” recintato da altre lastre di calcare (fig. 3). Queste tombe, in numero di 33, formavano un unico contesto di personaggi maschili e femminili, appartenenti a diverse classi d’età (dai 13 ai 50 anni), rinvenuti in posizione seduta uno per singola tomba. Esse risultano apparentemente prive di corredo: pochi frustuli ceramici nelle tombe 1-2 e dalla 24 alla 34. Fanno eccezione la t. 25, dalla quale proviene uno scaraboide databile alla fine dell’VIII a.C., e alcuni vaghi di pasta vitrea pertinenti a collane dalle tombe 24, 27 e 29: questi sono al momento gli

martedì 16 maggio 2017

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

                               (Statua Monte Prama - Bronzetto Dorgali - Daniele Carta)

Nell’età del Bronzo, i grandi imperi combattevano fra loro con utilizzo di eserciti e carri. Conosciamo le modalità di guerra grazie ai resoconti trovati nei palazzi, soprattutto la contabilità riguardante la quantità di risorse investite e il costo di mantenimento di guerrieri e carri, ma sfugge il ruolo della fanteria, spesso assoldata in situazioni contingenti d’emergenza e, quindi, poco addestrata. A volte le guerre non venivano combattute e i sovrani si limitavano a mostrare i muscoli: l’armata più attrezzata convinceva il nemico ad arrendersi senza spargimento di sangue. Tuttavia c’è un dato importante su cui riflettere: quando le guerre si combattevano nella stagione della semina o del raccolto, il costo da pagare per l’allontanamento dai campi della forza lavoro che si dedicava all’agricoltura era alto. Nel suo “The end of the Bronze Age” lo studioso R. Drews assegna alla fanteria alcuni compiti importanti come l’inseguimento dei nemici su terreni dove i carri non transitavano, la difesa notturna degli accampamenti e l’assedio. Tuttavia, i più grandi eserciti dell’epoca, egizi ed ittiti, erano composti quasi totalmente da fanti armati alla leggera, e questi costituivano il nucleo forte nei campi di battaglia visto che i carri combattevano solo nelle pianure. Così, ci si rende conto che pur se la fanteria era un elemento subordinato e, probabilmente, i suoi componenti erano poco addestrati e sottopagati, il loro

lunedì 15 maggio 2017

Archeologia. Scioglimento dei ghiacci: il diluvio universale non è soltanto un mito

Archeologia. Scioglimento dei ghiacci: il diluvio universale non è soltanto un mito

Scioglimento. Il mito del diluvio è un grande classico della mitologia mondiale. Le ricerche archeologiche, geologiche e paleoclimatiche sono riuscite a ricostruire lo scenario che ha originato queste antiche tradizioni. Durante il massimo glaciale, intorno a 20 mila anni fa, il livello marino stazionava circa 120 metri sotto il livello attuale. Con il progressivo aumento della temperatura i ghiacciai del Wurm hanno iniziato a sciogliersi, alimentando immensi fiumi che hanno restituito al mare l’acqua accumulata come ghiaccio sulle terre emerse, anche se il

domenica 14 maggio 2017

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte Riflessioni di Claudia Zedda

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte
Riflessioni di Claudia Zedda



C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco? C’era chi le chiamava più sbrigativamente Acabadoras. Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “acabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla. Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà. Quesiti questi che altri prima di noi si posero. Alberto Della Marmora nel 1826 era quasi sicuro che queste donnette fossero esistite per davvero, e per

sabato 13 maggio 2017

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa. Riflessioni di Diana Civitillo

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa.
Riflessioni di Diana Civitillo

Gli archeologi della Israel Antiquities Authority hanno scoperto una statuetta in argilla datata al 1800 a.C. a Yehud nel Distretto Centrale di Israele. Rappresenta un unicum: si tratta di un personaggio montato su un vaso di ceramica. Gilad Itach, l’archeologo responsabile del sito, ha affermato che l’ultimo giorno di scavi, giusto prima che iniziasse la costruzione di un edificio sul sito, è stata rinvenuta la figurina, alta 18 centimetri, insieme ad un assortimento di altro materiale. Pare che sia stato prima realizzato il vaso, secondo lo stile caratteristico del periodo, a cui sarebbe stata successivamente aggiunta la statuina, di una tipologia mai rinvenuta durante le ricerche precedenti. Il livello di precisione e di attenzione ai dettagli è davvero impressionante, valutando che si tratta di un manufatto di quasi 4.000 anni fa. Il collo della brocca è servito da base per

venerdì 12 maggio 2017

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei. Riflessioni di Giovanni Caselli

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei.
di Giovanni Caselli


La società etrusca era patrilineare e patriarcale, tuttavia la relativa libertà della donna, che nella società etrusca poteva partecipare ai banchetti assieme agli uomini, scandalizzava gli altri popoli mediterranei che tenevano le loro donne in stretta clausura, come del resto accade ancora oggi nella maggior parte del Mediterraneo o accadrebbe ancora altrove se non fossero stati imposti regimi democratici nel XX secolo. Questo tratto culturale indica senza ombra di dubbio una tradizione massagetica, sarmatica o forse mitannica, originaria cioè delle steppe nord caucasiche, dove le donne, che almeno in guerra avevano gli stessi doveri degli uomini, furono dette

giovedì 11 maggio 2017

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico
di Pierluigi Montalbano

Uno scavo archeologico mira a porre in luce monumenti e documenti delle civiltà passate con metodi diversi a seconda del carattere delle ricerche, della natura del terreno da esplorare, del vario tipo delle città o dei monumenti da mettere in luce.
Il rilievo topografico di un territorio dove ci siano ruderi emergenti o sepolti, anche attraverso la fotografia aerea, può giovarsi dello scavo per saggiare il terreno nei punti in cui la sua superficie mostri la presenza di vestigia archeologiche.
I saggi di scavo, ossia aprire un terreno con trincee, gallerie o pozzi, mostrano i confini di una zona monumentale, città o necropoli; rilevano la pianta di un edificio; individuano gli strati e materiali archeologici del sottosuolo. Il taglio verticale dovrà essere fatto in modo che consenta agevolmente sia l'asportazione della terra sia la possibilità di fotografare le pareti della trincea per documentarne gli strati. Le pareti del taglio dovranno avere l'inclinazione sufficiente per non causare franamenti. Le terre di risulta vanno sempre gettate lontano per permettere un eventuale ampliamento. Quando il taglio del terreno ha come scopo di riconoscere il carattere delle fondazioni di un edificio, basterà che il cavo, fatto a ridosso della costruzione, ne consenta la visione.

martedì 9 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

domenica 7 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


A metà degli anni Settanta del secolo scorso, lungo la strada che collegava il porto nuragico di Tharros nel golfo di Oristano e l’immenso nuraghe S’Uraki di San Vero Milis, probabile reggia amministrativa della zona, un contadino che arava il suo terreno a Mont’e Prama si accorse che l’aratro intercettava pietre lavorate con forme umane. Una serie di campagne di scavo condotte dagli archeologi Alessandro Bedini prima e Carlo Tronchetti poi, coadiuvati dai relativi staff di ricerca, portava alla luce una necropoli nuragica con decine di sepolture a pozzetto di varia tipologia, allineate lungo un viale funerario che seguiva l’andamento naturale del terreno. Lo scarso corredo funerario non offriva una cronologia affidabile del sito e gli archeologi, prudentemente, assegnarono al Primo Ferro l’epoca di realizzazione dei sepolcri. Indagini più

sabato 6 maggio 2017

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana? Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana?
Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz




Uno dei miti più profondamente radicati nel nostro immaginario quotidiano è quello degli “Shardana dal cuore ribelle”, balentes ante litteram, portatori di un ribellismo permanente, al quale gli ideologi colonialisti (consapevoli o meno) condannano la Sardegna e le altre terre: nobili, ribelli e sconfitti.Agenzie di viaggio, marchi commerciali, libri di successo, società per lo studio della genetica, sono tutti portatori di quel nome e propagatori di una lettura ideologica della storia.
Ma è una storia vera? Chi erano veramente gli Shardana?
Mentre oggi si continuano a ripetere gli stereotipi di un secolo fa, basati su una lettura credulona dei testi propagandistici dei faraoni, in Vicino Oriente gli archeologi scavano i luoghi delle gesta degli Shardana e degli altri “popoli del mare”, fornendoci dati oggettivi sulla loro

giovedì 4 maggio 2017

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato. Riflessioni di Massimo Pittau

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato.
Riflessioni di Massimo Pittau


L'«Itinerario di Antonino» (Itinerarium provinciarum) - compilato sotto l'imperatore romano M. Aurelio Antonino, detto "Caracalla" (211-217 d. C.), alla metà della strada romana che seguiva la costa orientale della Sardegna, presenta una mansione o stazione che chiama Fanum Carisi «Tempio di Carisio» (80.2). Fino ad ora non risulta localizzata la esatta posizione di questa mansione, anche se si è intravisto che essa era nel territorio dell'odierno paese di Orosei. E nessuno studioso ha fino ad ora approfondito e intravisto quale fosse la divinità pagana alla quale era dedicato il tempio. Ebbene, col mio presente studio mi lusingo sia di localizzare esattamente il sito del tempio, sia di individuare la divinità pagana al quale esso era dedicato.
A mio giudizio il Fanum Carisi si trovava nelle immediate vicinanze dell'odierno villaggio di Orosei, anzi al

mercoledì 3 maggio 2017

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci: La misura del tempo. Riflessioni di Alfonso Stiglitz

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci:  La misura del tempo.
Riflessioni di Alfonso Stiglitz

 “parva Cynosura. Hac fidunt duce nocturna Phoenices in alto”.
Archeologia e astronomia, una navigazione oltre l’orizzonte. Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

L'intervento è indirizzato a valutare il rapporto tra il discorso archeologico e quello archeoastronomico dal punto di vista di un archeologo; valutazione applicata, in particolare, al mio ambito disciplinare legato al I millennio a.C. e alla cultura fenicia in Sardegna. Apparentemente, in quest'ambito, non c'è rapporto tra archeologia e archeoastronomia visto che quest'ultima, per lo meno in Sardegna, ha come tema pressoché esclusivo l'ipogeismo preistorico, il megalitismo e i nuraghi, quasi che la storia dell'isola non vada oltre quest'ultima fase. Ritengo, invece, che gli spazi per un rapporto proficuo ci siano, anche oltre il II millennio a.C. Che i Fenici abbiano a che fare con l'astronomia è persino banale ricordarlo: per Plinio il Vecchio «Il popolo stesso dei Fenici gode grande fama per aver inventato le scienze astronomiche» (Naturalis Historia V, 67). È ovvio che si tratta di una esagerazione, ogni gruppo sociale in ogni epoca, dalle

lunedì 1 maggio 2017

Archeologia. Una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe

Archeologia. Una cometa colpì la Terra intorno all’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Tredicimila anni fa uno sciame di comete devastò la Terra modificando l’inclinazione dell’asse terrestre e causando l’estinzione di grandi animali come i mammut e provocando un raffreddamento globale che durò parecchi secoli. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha studiato i bassorilievi scavati nel 1995 a Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia.
Già in questo quotidiano parlammo di questo sito archeologico, con un approfondimento che metteva in evidenza le grandi potenzialità di studio che offrivano gli scavi. Potete leggerlo al link http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2011/10/il-mistero-di-gobekli-tepe-in-turchia.html
Una delle stele, quella dell’avvoltoio, ha catturato l’attenzione degli archeologi perché riproduce, attraverso la rappresentazione di simboli animali, una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Con un programma di informatica è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi mostrano la caduta delle comete e un individuo decapitato indica la perdita di un gruppo di

sabato 29 aprile 2017

Archeologia. I riti con acqua e fuoco al centro dell'ideologia religiosa dei nuragici? Le vasche-altare, strumenti sacri per i rituali. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I riti con acqua e fuoco al centro dell'ideologia religiosa dei nuragici? Le vasche-altare, strumenti sacri per i rituali.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nelle comunità nuragiche del Primo Ferro, dopo l’abbandono dei nuraghi e il conseguente recupero per il riutilizzo delle parti crollate dalle torri e dai bastioni, si costruirono delle grandi capanne circolari dotate di un bancone-sedile che consentiva alle élite locali di organizzare delle assemblee. Al centro di queste sale, ad esempio nel nuraghe Palmavera di Alghero, si nota un basamento in pietra sul quale poggia un piccolo nuraghe, verosimilmente considerato il totem della comunità, protettore e ispiratore. Un altro elemento legato ai rituali presente in questi edifici è una vasca per l’acqua, generalmente adiacente il muro interno. Sappiamo che acqua e fuoco, i due elementi opposti, erano utilizzati nelle pratiche religiose, e certamente si evocavano anche i dualismi bene e male, luce e buio, giorno e notte con i relativi astri sole e luna. E’ interessante notare che gli scavi archeologici testimoniano, dopo l’VIII a.C., il riutilizzo di alcuni nuraghi con

giovedì 27 aprile 2017

Archeologia. La navicella nuragica del tempio di Hera Lacinia. Cosa trasportava? Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. La navicella nuragica del tempio di Hera Lacinia. Cosa trasportava?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Tra gli oggetti votivi e i doni sacri portati dai pellegrini a Capo Colonna, nel Santuario di Hera Lacinia, la dea della navigazione protettrice dei marinai, spicca una misteriosa navicella in bronzo, lunga 26 cm e larga 25,4 cm, oggi esposta al Museo Archeologico di Crotone. Lo scafo è convesso, la chiglia è appiattita e le murate terminano con un bordo piatto sul quale è saldato il ponte della barca. A poppa, simmetricamente, sono saldati due carri a ruote piene tirati da una

lunedì 24 aprile 2017

Archeologia e navigazione. Un periplo della Sardegna veleggiando 3000 anni fa...facendo rotta da Occidente. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia e navigazione. Un periplo della Sardegna veleggiando 3000 anni fa...facendo rotta da Occidente
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Strabone, a proposito dei Diaghesbei (gli antichi Iolei), scrive: “…molti i centri abitati, ma solo Carales e Sulky sono importanti…”. Effettivamente durante il periodo romano non pochi erano anche i centri costieri, abitati da comunità dedite alla pesca, alla cantieristica navale e al commercio marittimo. Questi piccoli centri erano collegati ai porti sardi più importanti, ed erano tra loro connessi da una rete “stradale” sia costiera sia interna. Sui pochi dati disponibili, con l’aiuto del bel libro di Giuseppe Luigi Nonnis “Marinai sardi nella flotta di Roma Antica”, possiamo immaginare un periplo della Sardegna, facendo rotta da Occidente per trovare questi antichi abitati.
E’ l’alba…e saliamo a bordo della nostra nave nel porto di Karalis per compiere un servizio di vigilanza costiera sotto costa. C’è aria di festa a bordo, e i marinai sono impegnati nelle operazioni di carico. Nonostante siamo in Giugno, il fresco si fa sentire e i gabbiani volano alti sui rematori che iniziano a vogare con energia per lasciare il porto. La rotta è sud-ovest, e incrociamo due navi mercantili, larghe e pesanti, cariche di anfore colme di carne e vino, dirette verso le coste africane. Un’altra oneraria, con le vele quadrangolari gonfie, si avvicina al porto inseguita da un brulichio di uccelli. Prendiamo il largo lentamente, mentre i vogatori sbuffano per

sabato 22 aprile 2017

Archeologia. Compito in classe dell'alunno **** *****: "La Sardegna è conquistata da Cartagine".

Archeologia. Compito in classe dell'alunno **** *****: "La Sardegna è conquistata da Cartagine".


Svolgimento:
I colonizzatori fenici della Sardegna del Sud e occidentale, provenivano da Tiro, e fondarono Cagliari verso la fine dell’VIII a.C., Cuccureddus di Villasimius agli inizi del VIII, Nora nell’VIII e poi Sulci, Tharros e Bosa. Queste città fenicie, dopo la conquista della Sardegna da parte di Cartagine (VI a.C.), ebbero una decadenza per poi riprendersi quando il governo di Cartagine iniziò una politica imperiale che vedeva la Sardegna impegnata a rifornire la capitale africana con derrate alimentari e risorse minerarie. A Roma, nel 509 a.C. finisce il periodo monarchico e inizia quello repubblicano. In questi anni ci fu anche il primo trattato stipulato fra Roma e Cartagine nel

giovedì 20 aprile 2017

Archeologia e Isola d'Elba. L'ipogeo etrusco di Marciana all’“Ultima spiaggia”. Una spettacolare tomba etrusca scavata nel granito nella quale si intravvedono influssi sardi. Riflessioni di Alberto Zei

Archeologia e Isola d'Elba. L'ipogeo etrusco di Marciana all’“Ultima spiaggia”. Una spettacolare tomba etrusca scavata nel granito nella quale si intravvedono influssi sardi
Riflessioni di Alberto Zei



Ho letto poco tempo fa le riflessioni di Michelangelo Zecchini sull'ipogeo di Marciana nell'isola d'Elba e le condivido. Fra l'altro mi sembra che nella realizzazione di quella spettacolare tomba etrusca scavata nel granito, si comincino a intravvedere influssi sardi, che d'altronde non sono inattesi visti gli acclarati rapporti Elba-Sardegna già nell IX-VIII secolo a. C. e visto il toponimo Ilva che l'Elba condivide con la Maddalena.
Talvolta arriva il caso che le eccessive cure a sostegno di una verità zoppa finiscano per sciancarla definitivamente. All'Isola d’ Elba la disputa per il riconoscimento del mausoleo etrusco di Marciana dà ancora spazio ad imprevedibili negazionismi di questa realtà.

L’ ipogeo etrusco – Si ritiene, ormai, che il travisamento della vera natura di questo ipogeo sia arrivato al

martedì 18 aprile 2017

Archeologia. I Popoli del Mare in Sicilia, fra Elamiti, Shardana, Etruschi e altri. Riflessioni di Alessandro Fumia

Archeologia. I Popoli del Mare in Sicilia, fra Elamiti, Shardana, Etruschi e altri.
Riflessioni di Alessandro Fumia


La ricerca delle tracce storiche sui Popoli del Mare, per determinare l’origine delle tribù che componevano quella lega, mi ha portato a osservare, un aspetto antropologico ed araldico, (quest’ultimo valore in rapporto alle armi), osservando una somiglianza con l’antica civiltà Elamita.
A un’attenta verifica sugli elementi funerari, ai quali si riconducevano il popolo Siculo intorno al VIII sec. a.C., presente nell’area dei monti Peloritani, gli Etruschi e gli Shardana, sembra possibile evidenziare una certa condivisione di costumi che hanno un’identica origine.
Nel 1915 l’archeologo Giuseppe Cannizzo, un collaboratore di Paolo Orsi, durante una campagna di scavo, condotta in una contrada vicino Barcellona Pozzo di Gotto, rintracciò alcune tombe a

sabato 15 aprile 2017

Archeologia. Sardegna, l'isola dei Nuraghi. Chi, come, dove, quando e perché furono costruiti i nuraghi. Articolo accompagnato da una videoconferenza. Video di Ferdinando Atzori. Relatore Pierluigi Montalbano. Sala conferenze Honebu

Archeologia. Sardegna, l'isola dei Nuraghi. Chi, come, dove, quando e perché furono costruiti i nuraghi. 
Articolo accompagnato da una videoconferenza.
Video di Ferdinando Atzori. 
Relatore Pierluigi Montalbano.
Sala conferenze Honebu




I nuraghi a corridoio, conosciuti anche con iol nome di protonuraghi o nuraghi a bastione, precedono il concepimento della prima torre, e sebbene le prove stratigrafiche siano lontane dall’indicarlo indiscutibilmente, effettivamente è un’ipotesi ragionevole. Se così fosse, si tratterebbe di porsi il problema della comparsa dei nuraghi a corridoio, ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendica una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il

giovedì 13 aprile 2017

Archeologia. I Fenici e gli altri. Traffici commerciali nel Mediterraneo della Prima età del Ferro. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I Fenici e gli altri. Traffici commerciali nel Mediterraneo della Prima età del Ferro
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Parlare dei rapporti fra i mercanti fenici e le comunità indigene del Mediterraneo Occidentale comporta un’esposizione di cronologie, di spazi geografici, di modelli d’insediamento. L’epoca in questione inizia all’alba del Primo Millennio a.C. e si conclude intorno al 600 a.C. Le aree interessate comprendono Malta, la Sicilia nord-occidentale, la Sardegna, il Nord-Africa e la Penisola iberica. In passato gli studiosi attribuivano ai fenici una valenza commerciale, tuttavia occorre mettere in evidenza i cambiamenti climatici che colpirono il Vicino Oriente durante la prima età del Ferro causando una forte riduzione delle terre coltivabili e una conseguente crisi alimentare. Inoltre, dall’850 a.C. la spinta degli Assiri per la conquista di uno sbocco a mare danneggiò e limitò ancora le terre fertili. Fu dunque il

lunedì 10 aprile 2017

Archeologia. L'età dei Fenici in Sardegna: erano guerrieri, colonizzatori o mercanti privati? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'età dei Fenici in Sardegna: erano guerrieri, colonizzatori o mercanti privati?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano





















Le questioni legate all'età fenicia costituiscono il nocciolo del dibattito sugli avvenimenti che portarono l'organizzazione della società nuragica a modificare radicalmente le architetture (non si costruiscono più nuraghi) e i riti funerari (si passa dalle sepolture nelle Tombe di Giganti a quelle in semplici fosse ipogeiche come ad Antas e Monte Prama), nonché alla produzione di sculture miniaturizzate in bronzo e alla grande statuaria in pietra. Non può essere estraneo il contatto con il flusso di mercanti mediterranei che influenzarono usi e costumi precedentemente adottati attraverso l'introduzione di manufatti pregiati, oggetti esotici e nuove mode. La Sardegna, con le sue risorse (rame e argento soprattutto) e le possibilità di approdo, costituiva un bocconcino prelibato per i "nuovi" commercianti, e lo sviluppo che si ebbe con l'intreccio di tecnologie e idee, accompagnato da un notevole miglioramento del tenore di vita del ceto medio (i ricchi, si sa, non risentono delle crisi), portò a tante novità che secondo alcuni studiosi sono da interpretare come decadenza e crollo della civiltà nuragica. Occorre formulare nuove ipotesi e aggiungere altre prospettive di osservazione dei fenomeni sociali che si verificarono. La ricerca non ha ancora chiarito le modalità di evoluzione della società sarda dell'epoca e gli intrecci fra locali e nuovi arrivati, ma gli scavi conducono verso un sentiero che mette le sue basi sui traffici economici pacifici a seguito del crollo dei grandi imperi avvenuto nei due secoli precedenti il 1000 a.C. Gli studiosi che si sono occupati di scavare i siti e di ricostruire le vicende di queste genti hanno stabilito che loro (i fenici) non si riconoscevano come popolo perché vivevano in città indipendenti, a volte in guerra fra loro, e si chiamavano tiri, gibliti, sidoni, ciprioti, filistei, aramei e altri, secondo il luogo nel quale risiedevano. Diciamo che convenzionalmente si parla di età fenicia per distinguere la fase storica (1100 - 550 a.C.) nella quale ci fu una koinè tecnologica e commerciale che coinvolse tutte le genti che si affacciavano nel Mediterraneo. A partire dalla fine del VI a.C. Cartagine svolge un ruolo egemone fra quelle colonie commerciali e si parla di età punica, ossia 300 anni circa in cui l'influenza di Cartagine è pesante in quei luoghi dove prima si integrarono i fenici con i locali, dando vita a nuove discendenze che persero i loro dati originari, infatti gli usi e i costumi, oltre l'organizzazione sociale ed economica, variano da città in città, secondo il substrato che i fenici incontrarono. In Sardegna, nel nostro specifico caso, si mescolarono con i nuragici e originando nuove culture.
Nella nostra isola, a differenza di ciò che accadde in Sicilia, l’elemento greco non è diffuso: a parte Olbia e poche altre tracce, i manufatti greci erano di importazione. Ancora oggi non sono chiare le dinamiche di incontro e assimilazione fra nuragici e commercianti di età fenicia. I levantini arrivano sempre con atteggiamento pacifico perché l’obiettivo era quello di reperire soprattutto materiali metallici nei territori nei quali sbarcavano. Le risorse erano in mano ai nuragici, e i fenici avevano la necessità di scambiare acquisendo risorse utili alle proprie necessità.
Fino agli anni Ottanta, studiosi come Barreca e Moscati ritenevano che la fondazione delle colonie (fine VIII-VII a.C.) seguisse un periodo di frequentazione di alcuni secoli, un periodo di pre-colonizzazione. Oggi, invece, riteniamo che questa fase vede l’arrivo di genti levantine, provenienti quindi dal Mediterraneo Orientale, che instaurano buoni rapporti con i nuragici e danno vita a una collaborazione proficua per entrambi, come testimoniano i materiali orientali trovati nell'isola. Queste stesse genti sbarcarono in nord-Africa, Baleari, Sicilia e Spagna alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali e risorse minerarie.
La cronologia di questo fenomeno di frequentazione levantina si assegna ai secoli XI-IX a.C. Gli studiosi concordano sul fatto che il ruolo di protagonista è portato avanti dalla città di Tiro, che inizia a fondare empori commerciali a Cipro e, poi, sempre più a occidente. Insieme ai tiri, ci sono varie popolazioni orientali: Aramei (semitici stanziati presso Damasco), Filistei (stanziati nella Palestina meridionale nella Pentapoli filistea), Siriani (stanziati a nord del Libano), Eubei (greci dell’isola di Eubea), Ciprioti e altri. Le navi erano composte da equipaggio misto, erano verosimilmente

domenica 9 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: guerrieri, sacerdoti ed eroi. Fra loro si distingue un personaggio particolare, oggetto di interpretazioni discordanti: fromboliere, acquaiolo o issohadore? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: guerrieri, sacerdoti ed eroi. Fra loro si distingue un personaggio particolare, oggetto di interpretazioni discordanti: fromboliere, acquaiolo o issohadore?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


In epoca nuragica, le comunità si riconoscevano discendenti di una figura materna divina dominante e da un antenato eroe che celebra il ciclo di morte e resurrezione attraverso il suo successore. Questo relitto del passato è documentato anche nella società cretese con Zeus che muore e risorge come Zeus bambino, e in quella egizia con Osiride e suo figlio Horus, entrambe trasposizioni divine del sovrano defunto e del suo successore. La presa di potere segue un rito di iniziazione nel quale il nuovo re deve dimostrare il suo valore con una prova. Questa tradizione rimane fra i relitti della memoria sarda in alcune ricorrenze religiose e nei carnevali isolani. Ad esempio, nella ricorrenza dell’Assunta a Guasila, in agosto, al tramonto dell’anno agricolo e all’avvio di quello successivo, i giovani del paese celibi si cimentano nella cattura di una giovane vacca utilizzando il laccio (sa soga), per contendersi una fanciulla che riceve dal vincitore uno

venerdì 7 aprile 2017

Archeologia. Pelasgi, navigatori e costruttori di monumentali mura. Riflessioni di Roberto Mortari

Archeologia. Pelasgi, navigatori e costruttori di monumentali mura.
Riflessioni di Roberto Mortari

Secondo gli antichi autori, i Pelasgi erano una popolazione insediata nella Grecia e in altri territori (Caria in Asia Minore, Creta, Sicilia, Italia meridionale, Etruria, e altri) in un periodo che precede l'immigrazione in Grecia delle genti elleniche. Delle vicende di questi Pelasgi si davano notizie incerte, ad esempio che un loro gruppo fosse emigrato dalla Tessaglia in Atene e da Atene in Lemno e si indicavano resti di costruzioni, sopratutto di mura, come quelle pelasgiche di Atene. Su queste confuse notizie antiche, gli storici moderni del secolo XIX formularono molte teorie sull'origine, la stirpe, la lingua e la civiltà dei Pelasgi. 
Esaminando le mura difensive poligonali di Cosa, Alatri, Segni, Cori, Alba Fucens, si è osservato che le lunghezze dei lati dei poligoni sono multiple di un valore comune, pari a 1,536 cm, mentre le ampiezze degli angoli sono multiple di 1,5°. Stessi valori sono stati riscontrati ad Atene e,nel Mare Egeo, sull'isola di Milo. Da altre osservazioni a Pyrgi e Orbetello sono emerse due date entro le quali questa tecnica costruttiva veniva applicata. Tutte le mura poligonali mostrano, nella faccia a vista, blocchi di pietra con un numero di lati che può variare da tre a più di dieci e con

mercoledì 5 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. Qual è la funzione dei nuraghi a corridoio? Il Sistema Onnis, una proposta per riflettere sui metodi di antropizzazione delle civiltà antiche. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Qual è la funzione dei nuraghi a corridoio? Il Sistema Onnis, una proposta per riflettere sui metodi di antropizzazione delle civiltà antiche.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



La carenza di dati di scavo supportati da contesti omogenei che affligge lo studio della Sardegna del III e II Millennio a.C., non consente di proporre un modello certo di antropizzazione del territorio da parte di quelle genti che applicarono le tecniche agricole e di allevamento acquisiste nel Neolitico. Illustri archeologi e ricercatori offrono schemi ipotetici di distribuzione dei villaggi e delle altre emergenze archeologiche, ma tutti questi sistemi sono influenzati da una visione militarista o imperialista, in voga nello scorso secolo e ancora condizionante, che conduce a perdere di vista i concetti e gli elementi base che motivano l’antropizzazione di un territorio:
. la presenza d’acqua dolce, 
. la facilità di controllo, 
. la presenza di risorse, 
. la sicurezza, 
. la possibilità di comunicare verso l’esterno, 
. le caratteristiche della flora e della fauna locali.
Tutti questi requisiti devono essere presenti sinergicamente in ogni analisi.
I miei studi in Economia suggeriscono la possibilità che la strada da seguire, anticipando la

lunedì 3 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. I bronzetti nuragici Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I bronzetti nuragici
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

(Dal libro "Signori del mare e del metallo", Pierluigi Montalbano, Zenia editore)


Fra i personaggi rappresentati nelle piccole statuette nuragiche in bronzo vi sono diverse specializzazioni: spadaccini, arcieri, lancieri, portatori d'ascia, portatori di pugnale, e poi ci sono sacerdoti, animali e oggetti d'uso comune come ceste in miniatura, spiedi, carri. Ogni categoria aveva un ruolo particolare e tutti questi raggruppamenti sono caratteristici dall'arte figurata sarda del Primo Ferro, ossia dal

domenica 2 aprile 2017

Archeologia della Sardegna. Le tombe e gli eroi. I giganti in pietra di Monte Prama. Riflessioni di Carlo Tronchetti

Archeologia della Sardegna. Le tombe e gli eroi. I giganti in pietra di Monte Prama
Riflessioni di Carlo Tronchetti


L’area funeraria e sacra di Monte Prama, posta nel Sinis di Cabras, si trova in un piccolo avvallamento alle pendici del colle omonimo, sulla sommità del quale sono percepibili i resti di un nuraghe complesso, ormai completamente degradati . Il fondo naturale dell’avvallamento era stato regolarizzato in antico con la stesura di una coltre di terra giallastra e pietrine, assolutamente priva di elementi culturali. Questa terra copriva il terreno sterile, in cui si percepivano ampie e localizzate chiazze di bruciato. Anche lo scavo di queste fossette in cui erano stati accesi fuochi non ha restituito reperti di alcun tipo, ma solo ceneri. Nonostante l’area sia stata interessata da profondi scassi di aratura, in alcune parti del margine occidentale della necropoli si è conservata una sorta di delimitazione in pietre non lavorate di medie dimensioni. Sul lato orientale dell’area, seguendo l’andamento sinuoso del bordo dell’avvallamento, impostava la necropoli. Questa era compresa in uno spazio predeterminato. A Sud si trova l’inizio della necropoli, marcato da una lastra a coltello rincalzata da un grande blocco; le tombe, a pozzetto irregolare coperte da lastroni in arenaria gessosa di cm 100x100x14 di spessore, si stendono allineate verso Nord sino a raggiungere il limite settentrionale. Su questo lato troviamo una prima lastra a coltello di delimitazione, rotta intenzionalmente per collocare l’ultima tomba dell’allineamento, dopo la quale è stata messa in

sabato 1 aprile 2017

Archeologia. Scoperta a Dorgali una necropoli nuragica simile a quella di Mont'e Prama: il gigante di Dorgali e i teschi del paleolitico.

Archeologia. Scoperta a Dorgali una necropoli nuragica simile a quella di Mont'e Prama: il gigante di Dorgali e i teschi del paleolitico.


Una necropoli nuragica di tombe a pozzetto inviolate in un terreno che presenta una serie di frammenti simili a quelli del sito di Mont’e Prama. Oltre a frammenti di lastre di copertura dei sepolcri, fra i reperti più interessanti si notano pezzi di busto, di arco, di scudo, gomiti e piedi. Siamo nel territorio di Dorgali, lungo la strada provinciale 38, a circa 1 km dal villaggio nuragico di Serra Orrios. I lavori di ripristino del fondo stradale hanno portato alla luce anche alcune tombe a cremazione del tipo a cassetta di embrici e ad anfora segata. La datazione dei nuovi rinvenimenti rimane incerta ma sembra collocabile alla Prima età del Ferro per ciò che riguarda le tombe a inumazione, e a inizio età imperiale per quelle a cremazione. Per approfondire la ricerca sarà necessario ottenere le autorizzazioni per attivare un cantiere archeologico per rimuovere lo strato di terreno superficiale. Le fattezze della statua, secondo gli archeologi, richiamano quelle dell’arciere sulcitano, un bronzetto rientrato in patria dopo che era stato individuato in una vecchia foto polaroid che lo ritraeva nel bollettino delle acquisizioni del museo americano di Cleveland nel 1991, volume 78, n.3). Acquisito in maniera irregolare nell’anno 1991 dal Museum of Art, divenne l’emblema del museo stesso. Alla conclusione delle indagini, si appurò che il

venerdì 31 marzo 2017

Archeologia. Scoperte Pietre calendario, una conferma e due scoperte: indicavano il tempo della semina e del raccolto

Archeologia. Scoperte Pietre calendario, una conferma e due scoperte: indicavano il tempo della semina e del raccolto


Dopo la conferma della "Pietra calendario" di contrada Cozzo Olivo, a Gela, un altro monolite forato dello stesso genere potrebbe essere quello scoperto a Castellammare del Golfo (TP), a forma di cavallo, mentre attenzione viene rivolta a un terzo, segnalato a Monte Petrulla, Licata (AG).
I tre monumenti si aggiungono alle due note "Pietre forate" dello Iato e del Belìce (Campanaru e Cozzu Perciata) e inducono gli studiosi a ritenere che popoli di 4 mila anni fa avrebbero realizzato in Sicilia una rete di "Pietre calendario", attraversate dal sole, per la conoscenza delle

giovedì 30 marzo 2017

Archeologia della Sardegna. Evoluzione stilistica degli ingressi nei nuraghi Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Evoluzione stilistica degli ingressi nei nuraghi
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Lo studio architettonico degli edifici di epoca nuragica mostra una interessante evoluzione strutturale che mira a slanciare le strutture dalla forma a bastione dei nuraghi a corridoio verso le alte torri a tholos che segnano il paesaggio storico dell’isola. I primi, quelli a corridoio, a volte denominati protonuraghi, mostrano ingressi di forma rettangolare, con architrave che poggia su stipiti lineari che hanno la stessa larghezza alla base e sotto l’architrave. Questa forma è la più semplice da realizzare, e deriva dagli antichi dolmen di gusto megalitico, uno stile che giunge in Sardegna dal nord Europa al passaggio fra età della pietra ed età del rame, intorno al 3000 a.C. C’è da osservare, comunque, che già nelle domus de janas, ben prima di questa data, si osserva la

martedì 28 marzo 2017

Archeologia. Launeddas, lo strumento musicale più antico del mondo ancora in uso. Una peculiarità sarda che risale alla Civiltà Nuragica.

Archeologia. Launeddas, lo strumento musicale più antico del mondo ancora in uso. Una peculiarità sarda che risale alla Civiltà Nuragica. 

Un incontro con il pubblico cagliaritano per conoscere le launeddas e l’opera dell’antropologo Bentzon. In Sardegna negli anni ’50 il giovane studioso girò per i paesi dei maestri: le sue immagini e le sue registrazioni – tra le prime in assoluto – sono preziose testimonianze. L’appuntamento, dal titolo “Sulle tracce di A. F. W. Bentzon in Sardegna” è a Cagliari, Venerdì 31 Marzo, alle ore 19, nella sala conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100. Il prof. Dante Olianas parlerà della storia delle launeddas nel panorama degli strumenti ad ancia in Europa e della figura del Bentzon nel panorama della cultura sarda. Seguirà la proiezione del film “Is Launeddas, la musica dei Sardi” girato dal Bentzon nel 1962 e montato da Fiorenzo Serra nel 1998.
Bentzon, un ricercatore eclettico.
Questa terra è “ [ ... ] una miniera d’oro per gli elementi culturali che, grazie al suo isolamento geografico e alla scarsità di porti, sono stati preservati intatti e non rimpiazzati dalle altre culture mediterranee”. Così il Bentzon, nel 1958, presentava la Sardegna agli studenti di musica dell’Università di Copenaghen. Di questa ricca e impervia miniera, egli ne avrebbe scavato e

lunedì 27 marzo 2017

Archeologia della Sardegna. Preistoria: La metallurgia antica. Estrazione, fusione e leghe. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Preistoria: La metallurgia antica. Estrazione, fusione e leghe
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




















La scoperta dei metodi per l'estrazione dei metalli portò gradualmente alla fine della cultura neolitica. Per molti secoli, mentre utilizzavano la pietra, l'osso e il legno come materiali da utensili, gli uomini fecero uso di qualche metallo allo stato nativo (oro, argento, rame e ferro meteorico) per scopi decorativi e per la fabbricazione di piccoli oggetti quali spilli e ami da pesca.
Le ampie possibilità offerte dalla lavorazione dei metalli non erano ancora note. La metallurgia vera e propria iniziò solo quando si comprese che, con la fusione, il riscaldamento e la colata, si poteva impartire al metallo una forma nuova e controllata, al di là dello scopo delle vecchie tecniche di scheggiamento, spaccatura, taglio. Ciò avvenne verso la fine del IV millennio a.C.
Nel giro di un migliaio di anni dalla scoperta dei processi di estrazione, l'uomo era riuscito a padroneggiare la metallurgia e la tecnica della fusione. È probabile che in un primo tempo il

sabato 25 marzo 2017

Archeologia. Furono i popoli del Mare a determinare il crollo di Ittiti, Egizi e Micenei? Forse le analisi dei pollini dell'epoca possono aiutare a svelare il mistero del crollo delle civiltà che pose fine all’Età del Bronzo.

Archeologia. Furono i popoli del Mare a determinare il crollo di Ittiti, Egizi e Micenei? Forse le analisi dei pollini dell'epoca possono aiutare a svelare il mistero del crollo delle civiltà che pose fine all’Età del Bronzo.
di Roff Smith


Cosa accadde 3.200 anni fa sulle rive orientali del Mediterraneo?
L'analisi di antiche particelle di polline ha portato alla luce una drammatica siccità durata ben 150 anni.
"In pochissimo tempo, l'intero mondo dell'Età del Bronzo crollò", racconta Israel Finkelstein, archeologo dell'Università di Tel Aviv. "L'impero ittita, l'Egitto dei faraoni, la civiltà micenea in Grecia, il regno di Cipro, celebre per la produzione del rame, la grande città-mercato di Ugarit, sulla costa siriana, le città-Stato cananite, sotto l'egemonia egiziana: tutte queste civiltà scomparvero, e solo dopo qualche tempo furono rimpiazzate dai regni territoriali dell'Età del Ferro, come quelli di Israele e di Giuda".
Il mistero fa discutere gli scienziati da decenni. Si è pensato a guerre, pestilenze, disastri naturali improvvisi. Ora Finkelstein e i suoi colleghi ritengono di aver trovato una soluzione studiando

venerdì 24 marzo 2017

Archeologia. Sant'Antioco, l'antica Sulky, una delle più antiche città di tutto l'Occidente. Indagini nell'area del Cronicario. Riflessioni di Piero Bartoloni

Archeologia. Sant'Antioco, l'antica Sulky, una delle più antiche città di tutto l'Occidente. Indagini nell'area del Cronicario.
Riflessioni di Piero Bartoloni


Le indagini archeologiche che si susseguono ormai da cinque lustri in una zona dell’antico abitato fenicio, punico e romano dell’antica Sulky, nota anche con il nome di Area del Cronicario, hanno fornito una vasta messe di dati e di puntualizzazioni cronologiche, come è proprio delle indagini che hanno luogo in queste circostanze. La stessa bibliografia suggerisce l’importanza del luogo per il mondo degli studi fenici e punici: non pochi studiosi della disciplina hanno contribuito all’analisi dei dati che sono emersi nel corso degli anni.
L’area dell’antica Sulky costituisce un campo d’indagine molto importante per la conoscenza della storia della civiltà fenicia dell’Occidente mediterraneo. A corollario occorre notare che, allo stato attuale delle ricerche, l’impianto urbano di Sulky è il più antico tra le colonie fenice di Sardegna.

Grazie alle scoperte effettuate nelle ultime campagne di scavi, oggi sappiamo che il sito nuragico di quella che sarà la Sulky di età fenicia era frequentato da navigatori stranieri anche in epoca precedente all’arrivo dei Fenici, come dimostrato da tre frammenti di uno stesso piccolo recipiente chiuso, databile al Miceneo III C. Sulla base della tipologia e della cronologia dei frammenti, si può ritenere che il recipiente al quale appartenevano possa essere identificato con una Cylindrical Bottle o con un Horn-Shaped Vessel oppure con una Gourd-Shaped Jar di fabbrica filistea (fig. 1), tutti per l’appunto in uso nell’XI secolo a.C.. Come è noto, la presenza filistea in Sardegna è stata registrata sulla base di alcuni ritrovamenti appartenenti alla cultura materiale di questo popolo, tra i quali un frammento di sarcofago fittile, significativo per quanto attiene al loro status nell’isola. Gli stretti legami tra i Filistei e il mondo locale sono accertati dalla costante presenza di questi materiali, che di certo non possono essere classificati come athyrmata, in ambiente nuragico e non è da escludere che quanto pervenuto in Sardegna e classificato in precedenza come matrice micenea, invece, possa essere ascritto a botteghe filistee.

Come ho già avuto modo di sottolineare, la cronologia della fondazione fenicia della città attualmente può essere collocata con sicurezza nel primo quarto dell’VIII secolo a.C. e, più precisamente, attorno al 780/770 a.C., grazie anche alle indagini che ormai da oltre vent’anni si svolgono in una proficua collaborazione tra l’Università di Sassari e la Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano nell’area cosiddetta del Cronicario.
Fino ad oggi la datazione del centro abitato si fondava su due precisi rinvenimenti di ambito medio geometrico e, dunque, certamente antecedenti al 750 a.C. Il primo è una forma chiusa di ambiente cuboico ischitano, riportata da Paolo Bernardini, mentre il secondo è costituito da due coppe di matrice tiria (fig. 2) rinvenute negli anni scorsi sempre nell’area urbana.
Attualmente, accanto alle conoscenze derivanti dai lavori effettuati nell’area del Cronicario, si possono ricordare anche quelle ottenute da occasioni non programmate, come nel caso di un intervento di urgenza che ha avuto luogo a Sant’Antioco tra il novembre del 2005 e il febbraio del 2006. Pertanto, la datazione della fondazione della città non solo è confermata ma, se ciò è possibile, ulteriormente rivalutata anche grazie a questi più recenti lavori, che si sono svolti nelle adiacenze della suddetta area del Cronicario.
Nel nuovo settore dell’abitato, che scende verso il mare con andamento verso est, si è potuta constatare una situazione analoga a quella degli edifici dell’adiacente area del Cronicario, i quali, per superare la pendenza del terreno, erano disposti su gradoni. Anche in questo caso gli edifici di età romana imperiale erano impiantati su blocchi appartenenti alle fortificazioni di età punica, erette attorno al 375 a.C. e smantellate subito dopo il 238 a.C.. Nell’area indagata, che ha un’estensione di circa 400 m² (fig. 3), l’intervento archeologico ha avuto inizio quando ormai gli edifici di età romana della parte orientale erano stati quasi completamente distrutti dai mezzi meccanici. Tuttavia, gli strati di età fenicia erano pressoché intatti ed hanno consentito un’indagine più accurata. Le strutture di età romana del versante occidentale erano, invece, totalmente intatte ed hanno consentito un’analisi completa e più che soddisfacente. Tra le murature emerse durante lo scavo, oltre a numerosi blocchi di pietra delle fortificazioni puniche, reimpiegati nelle strutture romane, è venuto in luce un pilastro, che, grazie alla sua collocazione stratigrafica, è stato possibile attribuire all’età fenicia. Il pilastro, dell’altezza residua di circa 2 m, interamente costruito in mattoni di argilla cruda e ricoperto con intonaco di tipo idraulico, aveva lo spessore di 52 cm e la lunghezza di 130 cm, cioè esattamente di un cubito per due cubiti e mezzo fenici, e probabilmente era destinato a sorreggere una struttura pensile in un ambiente subaereo, quale ad esempio un cortile.
Gli oggetti rinvenuti nell’area, appartenenti agli orizzonti citati, sono ancora in corso di studio, ma è stato possibile effettuare una scelta sia pur limitata che viene presentata in questa sede. L’importanza della scoperta risiede soprattutto nella constatazione che nell’area sono state rinvenute alcune forme di età fenicia che non erano mai comparse nel repertorio sulcitano fino ad oggi noto. Una delle più interessanti è costituita da una pentola appartenente a una tipologia orientale (fig. 4), assai rara nel bacino occidentale del Mediterraneo.

Inoltre, sono presenti alcune forme aperte tra le quali talune del tutto nuove per Sulky ed altre che apparentemente costituiscono un unicum in tutto il mondo fenicio. Tra le novità per l’abitato sulcitano, si possono menzionare alcuni tripodi (fig. 5) di tipo siriano, derivanti direttamente dai prototipi in basalto. Questi oggetti, in particolare, condividono gli orizzonti commerciali fenici, ma la loro origine è da porre nelle botteghe nord-siriane e, dunque, nella culla dell’arte orientalizzante, assieme alle coppe baccellate di tipo ‘assiro’ e forse alle coppe ‘fenice’ in metallo prezioso.
Sempre a Sulky sono da citare una serie di mortai (figg. 6-7), che, pur presentando una vasca del tutto simile a quella dei noti tripodi, sono provvisti, invece, di un piano di appoggio anulare, che, allo stato attuale, li rende del tutto unici nel loro genere.
Oltre a questi mortai occorre ricordare un minuscolo attingitoio d’impasto, unico nel suo genere in ambiente abitativo (fig. 8), ma accompagnato da alcuni esemplari miniaturistici provenienti dall’area del tofet, in parte coevi e in parte del VII secolo a.C. Numerose sono anche le piccole brocche piriformi utilizzate come unguentari, per altro già rinvenute in quantità considerevole nell’ambiente abitativo e dipanate tra la seconda metà dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. Di particolare interesse è un frammento di brocca con orlo espanso (fig. 9), accostabile ad esemplari rinvenuti in insediamenti fenici sia di Cartagine sia della costa andalusa. Questi ultimi recipienti sono databili attorno alla metà del VII secolo a.C. e dunque quello sulcitano riveste particolare interesse, poiché a Sulky mancano totalmente le attestazioni delle brocche di questa tipologia in questo specifico periodo.
Sempre tra i reperti dell’abitato è da segnalare la presenza, per la prima volta in ambiente fenicio di Sardegna, un frammento di cuenco di ceramica cenerognola con incisioni di provenienza iberica, che, assieme ai frammenti di ceramica nuragica disseminati lungo la rotta tra l’Oriente e l’Occidente, suggerisce nuove problematiche su vettori ed equipaggi. In particolare, il frammento in questione sembra fare parte di un recipiente prodotto nell’area del Bajo Guadalquivir, anche se non si esclude la possibilità di una sua provenienza dalla zona del Sureste. La scoperta di un frammento appartenente a questa classe di materiali non costituisce una novità per i centri fenici di Occidente, ma, almeno per il momento, rappresenta un unicum almeno per quanto riguarda la Sardegna.

Ancora dall’area del Cronicario vengono due frammenti di una stessa oinochoe euboica, databile nell’ambito SPG III, e un kyathos d’impasto (fig. 10), databile nell’ultimo quarto dell’VII secolo a.C.. Entrambi gli oggetti erano inseriti in due mattoni di terra cruda, appartenenti allo stesso focolare. Quindi, l’oinochoe SPG III di Sulky si aggiunge al repertorio euboico della Sardegna ed è da considerare coeva allo skyphos a semicerchi pendenti di Sant’Imbenia, oppure cronologicamente precedente, sia pure di poco. Dunque, data la quantità di materiali d’importazione, l’abitato sulcitano dei primi anni dell’VIII secolo a.C. è da considerare in una fase cronologicamente non iniziale. Sono, inoltre, ravvisabili possibili paralleli con i fondaci fenici e tartessi dell’Andalusia occidentale anche in relazione alla presenza di frammenti di skyphoi attici compresi, comunque, entro il MG II.
Come è noto, numerosi materiali fenici, soprattutto in red slip, sono venuti alla luce nell’area indagata: tra questi principalmente le forme aperte, come è ovvio per un’area residenziale. Inoltre, sono testimoniati non pochi frammenti di produzione euboica e corinzia, che permettono di allineare pienamente il centro sulcitano agli orizzonti culturali e commerciali recentemente apparsi a Cartagine. Tra tutti, fino ad oggi mai rinvenuto a Sulky, un frammento di coppa con ansa verticale e una caratteristica decorazione a righe oblique incrociate, databile entro il LG II.
Un’ultima, più recente scoperta riguarda un’olla la cui cronologia è stata oggetto di annosa diatriba nel campo degli studi punici. Si tratta di un recipiente di forma caratteristica e inconfondibile per il quale, in virtù della posizione delle anse, sono state chiamate in causa anche origini nuragiche. A risolvere definitivamente l’annoso micro-problema, durante le indagini nell’area del Cronicario, in uno stato databile nel 200 a.C., è stata rinvenuta in situ un’olla di questo tipo, interamente ricostruibile, accompagnata da una pentola tardo-punica e da un’anfora di fabbrica cartaginese, che corroborano la cronologia.

Le testimonianze di cultura materiale fenicia, punica, greca ed etrusca, rinvenute a Sulky e nel suo circondario, sembrerebbero aprire ulteriore e nuova luce sulla realtà e sulla natura dei traffici commerciali intrattenuti dalla città fenicia nei primi secoli della sua esistenza.
I dati testé illustrati sono esposti in modo sommario per fornire in modo il più rapido possibile al mondo degli studi nuovi elementi di valutazione e di lavoro. Questi dati, inoltre, contribuiscono a diluire e ad attenuare o, comunque, ad inserire in un contesto più diffuso e più ampio le scoperte effettuate in insediamenti quali Sant’Imbenia di Porto Conte, accreditati talvolta di valenze che oggi, allo stato delle scoperte sulcitane, non sembrerebbero riferirsi a testimonianze particolarmente inusitate ed eccezionali. Del resto, sono ben noti i rischi di una ipervalutazione di pochi dati non completi situati in contesti che potremmo ben definire marginali. Infatti, alla luce dei nuovi dati sulcitani, l’insediamento di Sant’Imbenia, pur se non trascurabile, rientra nel novero dei centri nuragici attivi lungo le coste e nell’interno della Sardegna, quali ad esempio il nuraghe Sirai e il nuraghe Tratalias, non direttamente interessati dalla presenza dei centri urbani fenici.

Fonte: Quaderni di Vicino Oriente (2010), pp. 7-18 - Roma

giovedì 23 marzo 2017

Storia della Sardegna. I "Falsi d'Arborea", misteriosi e incomprensibili fogli, per i quali il bibliotecario Pietro Martini si affidò allo scrivano cagliaritano Pillito, considerato un abile paleografo, che prestava servizio presso l’Archivio Patrimoniale della città.

Storia della Sardegna. I "Falsi d'Arborea", misteriosi e incomprensibili fogli, per i quali il bibliotecario Pietro Martini si affidò allo scrivano cagliaritano Pillito, considerato un abile paleografo, che prestava servizio presso l’Archivio Patrimoniale della città.


(Se ne parlerà Venerdì 24 Marzo nella Sala Conferenze Honebu a Cagliari, in Via Fratelli Bandiera 100 con lo studioso Pietro Maurandi).
Tra i falsi storici più noti che riguardano la Sardegna, un posto di rilievo spetta alle Carte d’Arborea, documenti che nulla hanno a che fare con la nota Carta de Logu della Giudicessa Eleonora. Quando, nel 1845, il direttore della Biblioteca universitaria di Cagliari Pietro Martini ricevette dalle mani del frate Cosimo Manca un’antica pergamena, non ebbe la minima esitazione nel credere che quello strano documento illeggibile e dalle dimensioni così inusuali potesse finalmente far luce sul passato più oscuro della Sardegna. Da quel momento in poi, continui nuovi ritrovamenti di pergamene, codici e fogli diedero vita a un ingegnoso castello di menzogne in grado, per qualche tempo, di creare una pagina di storia totalmente fittizia e immaginaria.
Le Carte d’Arborea, così chiamate perché rimandavano al palazzo dei giudici d’Arborea, si riagganciavano cronologicamente alla figura della nota Eleonora e della sua corte, contribuendo, durante il periodo delle preziose scoperte, a rafforzarne il mito e l’immagine gloriosa. Ma la parte più interessante riguardava non tanto i nuovi personaggi portati alla ribalta, quanto piuttosto, il

mercoledì 22 marzo 2017

Archeologia. Il Cristianesimo e le trasformazioni dei rituali funerari tra età romana e alto medioevo. Una liturgia controllata dalla Chiesa: la vestizione, le lamentazioni, la processione. Riflessioni di Irene Barbiera

Archeologia. Il Cristianesimo e le trasformazioni dei rituali funerari tra età romana e alto medioevo. Una liturgia controllata dalla Chiesa: la vestizione, le lamentazioni, la processione.
Riflessioni di Irene Barbiera (
Illustrazione di Francesco Corni)

In quella complessa realtà che era il tardo Impero romano, si registra la presenza di forme diverse di commemorazione e sepoltura. Inoltre, i rituali funerari si sono costantemente trasformati, nella centenaria storia di Roma, sotto l’influsso di diverse culture e religioni. In questo quadro il cristianesimo avviò, tra l’età tardo antica e l’alto medioevo, un processo lento e graduale di ridefinizione dei rituali funerari che portò nel corso del secolo VIII all’affermazione di una liturgia cristiana controllata dalla Chiesa. In concomitanza con la diffusione del cristianesimo, anche tutta una serie di trasformazioni economiche e sociali contribuirono all’elaborazione di

lunedì 20 marzo 2017

Archeologia. La Sardegna dei Giudicati: cosa sono, quando e come sono nati i 4 Regni nell'isola. Riflessioni di Alberto Massazza

Archeologia. La Sardegna dei Giudicati: cosa sono, quando e come sono nati i 4 Regni nell'isola.
Riflessioni di Alberto Massazza



Con il dilagare degli arabi nel Mediterraneo, che, a partire dal 705, a più riprese tentarono la conquista dell’isola, per altro senza ottenere che effimere occupazioni litoranee, la Sardegna, strappata ai Vandali dai Bizantini guidati dal generale Bellisario nel 535 ed inclusa nell’Esarcato d’Africa, iniziò ad avere rapporti sempre più precari con la Terra Madre, fino al definitivo black-out, all’indomani dell’invasione della Sicilia da parte dei Musulmani, iniziata con lo sbarco a Mazara nell’827. L’isola iniziò così un percorso di autogestione che, nel giro di pochi decenni, portò alla formazione di entità statali autonome, denominate Giudicati, destinate a caratterizzare la

venerdì 17 marzo 2017

Archeologia. Le navicelle bronzee nuragiche, testimoni indelebili della religiosità dei sardi nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le navicelle bronzee nuragiche, testimoni indelebili della religiosità dei sardi nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


All'inizio del I millennio a.C., in Sardegna si notano una serie di avvenimenti che segnano un deciso cambio di passo nell'organizzazione sociale ed economica delle comunità, costiere e dell'interno. Un nuovo piano urbanistico interessa dapprima i centri costieri e poi, a macchia d'olio, altri villaggi dell'isola. I maestosi edifici a torre, i nuraghi, vengono dismessi, anche per via delle onerose opere di ristrutturazione. Il mondo funerario vede la comparsa di tombe a pozzetto, semplici strutturalmente e non monumentali, che integrano e poi sostituiscono le grandiose tombe di giganti. La religiosità mostra segni indelebili attraverso preziose sculture, i bronzetti, che oggi

giovedì 16 marzo 2017

Eventi.La Sardegna è nuovamente protagonista del premio letterario riservato a racconti brevi. Venerdì 17 Marzo alle ore 19 da Honebu, Via Fratelli Bandiera 100, Cagliari/Pirri, sarà presentata l’antologia del premio “Racconti nella Rete 2016” (Nottetempo) a cura di Demetrio Brandi. Intervengono gli scrittori Liliana Murru ed Enrico Valdès. Letture a cura di Giuditta Sireus.

Eventi. La Sardegna è nuovamente protagonista del premio letterario riservato a racconti brevi. Venerdì 17  Marzo alle ore 19 da Honebu, Via Fratelli Bandiera 100, Cagliari/Pirri, sarà presentata l’antologia del premio “Racconti nella Rete 2016” (Nottetempo)  a cura di Demetrio Brandi. Intervengono  gli scrittori Liliana Murru ed Enrico Valdès. Letture a cura di Giuditta Sireus. 

L'Associazione Culturale Honebu propone una serata letteraria con Liliana Murru, Enrico Valdes e Giuditta Sireus. Tema dell'incontro sarà: "Racconti nella rete".
Padrona di casa sarà la scrittrice Liliana Murru, già vincitrice del premio nel 2014. Insegnante di lingue, abita a Cagliari con le figlie Elisa e Sara. Prima della laurea ha vissuto a Londra per alcuni anni. Adora viaggiare, stare a contatto con la natura e leggere. Scrive racconti e poesie in italiano e in inglese. Il suo racconto si intitola “N’Dele”. La storia di un bambino soldato strappato alla

mercoledì 15 marzo 2017

Archeologia. Come, quando e perché in Egitto fu costruita la piramide di Cheope a Giza?

Archeologia. Come, quando e perché in Egitto fu costruita la piramide di Cheope a Giza?

La piramide di Giza fu costruita appositamente per seppellire il faraone Cheope. Sul periodo in cui il monumento fu costruito, gli archeologi non hanno dubbi: su alcuni dei blocchi di calcare che costituiscono la piramide è infatti scritto il nome del faraone Cheope (Khufu) in geroglifici. Si tratta di una specie di sigillo con cui venivano segnati alcuni massi estratti dalle cave e destinati alla piramide stessa, e Cheope, secondo re della IV dinastia, regnò dal 2590 al 2567 a.C., nel periodo in cui le piramidi erano usate come tombe reali (della III alla XVII dinastia, cioè dal 2650 al 1567 a.C.).
La cronologia dei sovrani egizi è stata ricostruita grazie documenti di varie epoche, soprattutto papiri, compilati dai sacerdoti, come il Papiro dei re, conservato a Torino, che ci dà la cronologia dalla prima alla XVII dinastia. Le piramidi sono il risultato di un’evoluzione delle tecniche architettoniche durata più di cento anni, a partire dalle tombe rettangolari chiamate mastaba (usate nella I e II dinastia, attorno al 3000 a.C.), con le facce laterali inclinate e il tetto piano. Poi si è